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L’IMMACOLATA NELLA TRINITÀ

L’ignoranza delle Cose di Dio porta alla volontà di potenza ed al culto della personalità che sono sempre forieri di incomprensioni e di inimicizia se non propriamente di allontanamento perché basati sia su un pregiudizio che sulle malelingue che creano un’immagine inesistente di una persona per ingabbiarne la libera volontà.
La cattiveria unita a questa ignoranza crea dei roghi di parole umane che sono tenebre che portano l’umanità sull’orlo della distruzione, ecco perché è importante chiedere alla Vergine il sano discernimento prima di fare valutazioni affrettate.
Purtroppo nel mondo esiste questo culto della personalità che è pernicioso. Torniamo al nostro argomento che è intitolato: l’Immacolata nella Trinità.
Partiamo da un estratto dal testo del Dott. Luigi Gaspari intitolato Padre Pio mi ha detto. Cito:
L’Immacolata è nella Trinità di Dio. L’Amore di Dio la fece Creatura per creare in Lei tutto il creato, che è lo spazio donato alle vite delle creature fatte di Lei, per Volere d’Amore della Trinità di Dio. La Divina Sapienza increata è Spirito Creatore che tutto crea per l’unità d’Amore nel Volere uno della Trinità di Dio.Lo Spirito di Sapienza vive nell’Amore della Trinità, è Spirito increato, donato dalla Trinità per creare e dare vita al Volere espresso dal Pensiero di Dio nell’unità della sua Trinità. Il Padre, pensa, il Figlio vuole ciò che il Padre ha pensato. Il Verbo esprime per il Figlio il pensiero del Padre nel Figlio. La Sapienza e Spirito che vive nel Verbo, Parola del Figlio. Lo Spirito di Sapienza vive nel Figlio (Parola) che la ricevette nello Spirito d’Amore, del pensiero del Padre. La Sapienza che vive nel Figlio è vita del Padre nel Figlio. La Sapienza è Spirito Creatore di vita che unisce nello Spirito d’Amore la vita del Figlio alla vita del Padre. Lo Spirito di Sapienza increata è nel pensiero di vita del Padre, è donata dall’Amore del Padre per essere vita del Figlio nel pensiero del Padre, per essere vita dello Spirito nella Parola del Figlio.
Lo Spirito di Sapienza vive nel Figlio che ama il Volere del Padre, vive nel Padre per Amore del Volere suo nel Figlio.
Lo Spirito di Sapienza si fece creatura per Volere d’Amore del Padre e del Figlio.
La Divina Sapienza è Spirito che fa:
Uno, il Volere del Padre nel Figlio, uno il Volere del Figlio nel Padre.
Lo Spirito di Sapienza è l’unità nella Trinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Lo Spirito di Sapienza, creatrice del Volere di Amore del Padre nel Figlio, si donò all’uomo Giacobbe nell’unità dello Spirito Santo di Dio Padre e Figlio.
Lo Spirito di Sapienza nella quale la Trinità di Dio tutto creò nel suo Volere Uno, per l’unità del creato e delle creature nella Trinità, ha fatto del cuore di Giacobbe il Centro della Unità d’Amore allo Spirito di Dio Padre e Dio Figlio, uniti ai cuori di Abramo Padre e Isacco figlio.
Maria è sede della Sapienza nello Spirito e nel Corpo suo, è la Porta del Cielo, aperta dal cielo, per l’unità dei cuori degli uomini nel Cuore del Divino Bambino, figlio di Maria e di Dio.
Il Cuore Immacolato di Maria, sede della Sapienza, porta l’unità dei cuori al Cuore Uno di Dio Figlio Suo.
Per i gradini della scala di Giacobbe, fatti dello Spirito di Sapienza Divina e umana, lo Spirito Santo si dona al cuore degli uomini che amano il Cuore Immacolato di Maria, la sola Porta aperta dal Cielo per la discesa dello Spirito Divino offerto all’Amore dello Spirito del cuore umano.
Maria, Porta del Cielo, è la sola Porta d’ingresso per salire la scala che conduce i cuori degli uomini in cielo per farli un cuore nel Cuore di Dio, Figlio suo.
Dalla scala è disceso lo Spirito Santo Bambino per donarsi attraverso il Cuore della Madre sua, ai cuori degli uomini che vivono nell’Amore.
Dalla scala salgono i cuori degli uomini fatti bambini dall’Amore al Cuore Bambino del Bambino di Maria.
La Sapienza Immacolata del Cuore della Madre del Bambino crea l’unità dello Spirito d’Amore dei cuori fatti bambini nello Spirito d’Amore del cuore del suo Bambino.
Passiamo alla riflessione
L’Immacolata è nella Trinità ab initio e l’idea che Maria, l’Immacolata, fosse presente nel disegno divino fin dall’eternità implica una riflessione profonda sul rapporto tra la Santissima Trinità e la Madre di Dio. Questo concetto non è esplicitamente formulato nella dogmatica classica, ma può essere sviluppato attraverso una lettura teologica che integri tre punti:
1.⁠ ⁠La predestinazione di Maria nel piano salvifico della Trinità come Sapienza Primordiale alla quale è stato donato un volto umano.
2.⁠ ⁠La sua relazione unica con le Tre Persone Divine perché Madre di Dio, di Cristo e Madre Putativa di Giovanni sotto la Croce.
3.⁠ ⁠L’interpretazione patristica e mistica materna della sua presenza nel “consiglio trinitario”.
Vediamo questi tre concetti.
Nella Lettera agli Efesini 1,4 sta scritto: *”Ci ha scelti in lui prima della creazione del mondo” – Se Cristo è il “primogenito di ogni creatura” (Col 1,15), Maria è la prima redenta e predestinata ad essere la Madre del Verbo.
Nell’Apocalisse 12,1 viene indicata la “Donna vestita di sole” che è simbolo di Maria, già presente nel Progetto Divino sin dalla Creazione come Sapienza Increata che diventa creata nel corpo della Vergine.
San Giovanni Damasceno (†749) nelle Omelia sulla Dormizione scrive: “La Vergine fu predestinata fin dall’eternità come Madre di Dio”.
Sant’Andrea di Creta (†740) nelle Omelia sulla Natività della Theotókos scrive: “Maria è la meraviglia eterna, preordinata dalla Trinità”.
San Luigi Maria Grignion de Montfort (†1716) nel Trattato della Vera Devozione cita: “Dio Padre ha creato Maria come un riflesso della sua gloria, il Figlio l’ha voluta come Madre, lo Spirito Santo come Sposa” ().
Giovanni Duns Scoto (†1308) afferma che Maria fu preservata dal peccato originale “in previsione dei meriti di Cristo”, dunque la sua santità è inscritta nell’Eterno Volere della Trinità.
San Tommaso d’Aquino (†1274) pur non parlando esplicitamente di una “preesistenza” di Maria, afferma che “Dio conosce tutte le cose nel suo Verbo eterno” (Summa Teologica, I, q. 14, a. 8), lasciando spazio a una presenza ideale di Maria nel pensiero divino.
Sant’Ildegarda di Bingen (†1179) nello Scivias, Visione III scrive: “Prima che il mondo fosse, il Padre la scelse come sua figlia prediletta”.
Papa Giovanni Paolo II scrisse nella Redemptoris Mater, 8: “Maria è inserita nel Mistero Trinitario come creatura amata in modo unico”.
Nei Proverbi 8,22-31 sta scritto: La Sapienza gioisce davanti a Dio “prima che il mondo fosse”. Maria, come Madre del Verbo, è associata a questa gioia eterna.
San Massimo il Confessore (†662) negli Ambigua 7 cita: “La Theotókos è colei che il Verbo ha sempre contemplato come sua Madre”.
San Francesco di Sales (†1622) nel Trattato dell’Amore di Dio chiarisce: “Lo Spirito Santo ha abitato in Maria in modo unico fin dall’eternità, preparandola come sua dimora”.
San Serafino di Sarov (†1833) nei Colloqui con Motovilov cita: “Lo Spirito Santo ha riposato su Maria prima ancora che il tempo iniziasse”.
Padre Paolo Evdokimov (†1970) nel testo “La donna e la salvezza del mondo” scrive: “Maria è il punto d’incontro tra l’eternità e il tempo, il luogo dove la Trinità si manifesta”.
Papa Benedetto XVI nell’Omelia a Lourdes, 2008 descrive: “Maria è colei che, nella Trinità, è stata pensata come la perfetta realizzazione dell’amore di Dio”.
Pertanto abbiamo tre aspetti fondamentali:
Maria come Figlia del Padre, eletta prima dei secoli. 
Maria come Madre del Figlio, associata alla sua missione redentrice. 
Maria come Sposa dello Spirito Santo, tempio vivente della grazia. 
Questa prospettiva implica una presenza nel disegno eterno di Dio, dove la sua Immacolata Concezione è il frutto dell’Amore Trinitario che la precede e la prepara.
L’Immacolata Concezione di Maria, dogma proclamato dalla Chiesa Cattolica nel 1854 (Pio IX, Ineffabilis Deus), afferma che la Vergine Maria fu preservata dal peccato originale fin dal suo concepimento. Sebbene la formulazione dogmatica sia tarda, le radici teologiche di questa dottrina si trovano già nella riflessione patristica, sia in Oriente che in Occidente.
Vorrei pertanto fornire ulteriori esempi:
Sebbene la Bibbia non menzioni esplicitamente l’Immacolata Concezione, alcuni passi sono stati interpretati in chiave mariana:
Genesi 3,15 (Protoevangelo): “Io porrò inimicizia tra te e la donna…” – visto come annuncio della vittoria di Maria sul peccato.
Vangelo di Luca 1,28 (“La Piena di grazia”): indica una speciale santità fin dall’inizio.
Sant’Efrem il Siro (†373) negli Inni di Nisibi 27,7 scrive: “Tu [Maria] e la tua Madre siete le uniche ad essere totalmente belle, poiché in voi, Signore, non c’è alcuna macchia”.
San Gregorio di Nazianzo (†390) nella Oratio 38,13 cita: “Ella [Maria] fu purificata in anticipo nello spirito e nella carne per essere degna del Verbo”.
San Giovanni Damasceno (†749) nelle Omelia sulla Natività della Vergine scrive: “Era necessario che colei che doveva dare alla luce l’Agnello senza macchia fosse”.
Il Volto Materno della Madre di Dio è un tema che può essere rintracciato in diversi riferimenti teologici e testi dei Padri della Chiesa ma anche nel famoso apoftegma di Papa Giovanni Paolo I che disse: “Dio è Padre, ma è anche Madre”.
La concezione di Dio come Madre è un tema che è stato discusso all’interno della teologia e della spiritualità Cristiana, specialmente tra i Padri della Chiesa nei primi secoli del Cristianesimo.
Il Padre della Chiesa San Gregorio di Nissa, vissuto nel IV secolo, tra i suoi scritti parla del “latte spirituale” con cui Dio nutre e nutre i credenti, creando un richiamo alla figura materna di Dio.
Origene parla di Dio come una Madre che nutre e protegge i suoi figli spirituali. Egli scrisse diversi trattati teologici in cui discusse del ruolo e dell’importanza di Maria nel Piano di Salvezza. Nonostante molti dei suoi scritti originali siano andati perduti nel corso dei secoli, alcuni frammenti sono stati preservati nelle opere di altri autori cristiani successivi.
Di seguito sono riportati alcuni aspetti principali del pensiero di Origene sulla Vergine Maria:
– riconosceva Maria come la Madre di Gesù Cristo, che considerava non solo un uomo ma anche Dio incarnato. Egli affermava che Maria era una figura unica nella storia dell’umanità, chiamandola “Genitrice di Dio” e “Madre della Parola”.
– Maria come modello di Santità: Ella è esemplare non solo come Madre di Gesù, ma anche come modello di virtù e santità per tutti i Cristiani. Egli lodava la sua fede, umiltà e obbedienza a Dio.
– sottolineava anche la fede nella Verginità Perpetua di Maria, ossia il suo stato di Verginità prima, durante e dopo la Nascita di Gesù. Questa credenza era condivisa anche dagli altri Padri della Chiesa e divenne un Dogma ufficiale della Chiesa Cattolica.
– Maria ha un ruolo di Mediatrice tra Dio e l’umanità, in virtù del suo rapporto speciale con Gesù Cristo. Egli affermava che Maria aveva una particolare intercessione presso Dio a favore degli uomini.
 
Inoltre, il concetto di Dio come Madre è presente nella spiritualità mistica e nella letteratura dei Padri del Deserto.
Da un punto di vista biblico e teologico, la concezione di Dio come Madre è un’immagine che enfatizza la Cura, la Tenerezza, l’Amore, il Perdono e la Generosità di Dio verso le sue creature. Questa immagine viene utilizzata per sottolineare che Dio non è solo un Padre, ma anche una Madre.
Tuttavia, è importante notare che il concetto di Dio come Madre non implica una dualità ma piuttosto sottolinea la Dimensione Materna di Dio all’interno della Trinità. È da notare che le concezioni teologiche possono variare tra i diversi teologi e scrittori dei Padri della Chiesa, quindi non esiste un consenso assoluto su questo argomento specifico.
Nei Vangeli, Maria viene chiamata anche “Beata tra le donne” e “Madre di Gesù”. Queste espressioni rivelano la sua posizione privilegiata come Madre del Messia e come figura centrale nella vita di Gesù.
San Gregorio Nazianzeno sostiene che, attraverso la Maternità Divina di Maria, la natura umana e la natura divina si uniscono in Cristo. Questa unione indica la centralità della Maternità di Maria nell’economia della salvezza.
San Giovanni Damasceno, invece, descrive Maria come “la Madre dell’intero genere umano”. Egli sottolinea che il ruolo Materno di Maria non si limita solo a Cristo, ma si estende a tutti i credenti che diventano figli di Dio grazie alla fede in Gesù.
«Colei che nel parto aveva conservato illesa la Sua Verginità, doveva anche conservare senza alcuna corruzione il suo corpo dopo la morte»
Un altro importante testo patristico è il “De carne Christi” di Tertulliano, in cui egli afferma che il Corpo di Cristo prese forma nel Seno di Maria e fu formato con Sangue e Latte materno. Questo testo sottolinea il ruolo essenziale di Maria come Madre di Cristo, che si prende cura di Lui fin dalla Sua Nascita.
Inoltre, diverse preghiere e lodi Mariane nei testi liturgici della Chiese Cattoliche (quelle non compromesse dai dialoghi e dalle nuove “teologie”) ed Ortodosse come il Magnificat, gli Inni Acatisti e il Salve Regina, evidenziano il Volto Materno di Maria come Colei che intercede per i suoi figli. In sintesi, i riferimenti teologici e i testi dei Padri della Chiesa sottolineano questo ruolo della Madre di Gesù come Madre di tutti i credenti in Cristo-Verità. Si evidenzia la sua accettazione della Volontà Divina e il suo impegno nella cura e nell’intercessione per l’umanità che crede alla Resurrezione del Figlio e che ritrova la Parola di Dio nel Secondo Consolatore, vale a dire in Colui che spiegherà i Misteri Nascosti da Dio nei primi due Eoni.
Vedasi Giovanni 15,26 (Fonte Bibbia Ricciotti):
26Quando poi sarà venuto il Paraclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di Verità, che procede dal Padre,27egli renderà testimonianza di me, e voi pure mi renderete testimonianza, perché siete con me fin dal principio”.
Un ulteriore riferimento alla Maternità Divina si trova nell’Antico Testamento della Bibbia, sia nel contesto dell’immagine di Dio come Madre che cura e nutre il suo popolo (Isaia 66:13) che nella descrizione metaforica di Dio come Madre che partorisce (Isaia 42:14).
12Perchè così dice il Signore: «Ecco ch’io volgerò come un fiume di pace; e la gloria delle genti, come un torrente inondante, sopra di essa: voi la popperete, e sul seno di lei sarete portati, e sopra le ginocchia vezzeggiati.13Come uno cui la sua Madre accarezza, così voi io consolerò e in Gerusalemme troverete la vostra consolazione».
14Sono stato sempre in silenzio, ho taciuto, ho pazientato: ma ora, come una donna al rompere del parto, farò sentire la mia voce e allargherò il respiro, dissipando e travolgendo insieme.
Alcuni autori hanno sottolineato l’importanza di questi passaggi nel fornire una prospettiva di Madre presente all’interno della Trinità.
Alcune correnti di pensiero teologico vedono la Maternità come l’essenza stessa dell’atto creativo di Dio. In questa prospettiva, Dio è considerato la fonte di tutte le forme di vita e come colei che nutre, cura e protegge. Nella teologia contemporanea, vi sono teologi che hanno ridefinito l’immagine di Dio come Madre; costoro sostengono che una comprensione completa di Dio dovrebbe includere sia la Maternità che la Paternità. La figura di Dio come Padre e Madre è un tema che offre molteplici possibilità di riflessione spirituale, aprendo nuove prospettive sulla comprensione della natura TriUnitaria. Attraverso testi e riferimenti bibliografici, è possibile approfondire ulteriormente questo argomento e scoprire le differenti interpretazioni e spunti di riflessione che esso può generare all’interno dei contesti religiosi e teologici.
Uno dei primi riferimenti alla Maternità di Dio si trova nella lettera di San Cipriano di Cartagine, vescovo e martire del III secolo, intitolata “De Oratione Dominica” (Sul Padre Nostro). Cipriano scrive: “Il Signore ha voluto insegnare ai suoi discepoli a pregare vedendo Dio come Padre e Madre”.
Questo tema si riferisce al Rapporto Materno che Dio ha nei confronti dell’umanità in generale ma specialmente nei confronti di coloro che sono e saranno Figli del Nuovo Consolatore perché di Costui berranno le Parola d’Amore. Nella lettera, Cipriano sviluppa un’interpretazione della preghiera del Signore, il Padre nostro, e sottolinea come Dio, in quanto il vero Padre, abbia anche un aspetto Materno. Egli afferma che, poiché Dio ci ha creati e ci ama come un Padre, egli condivide anche l’Amore e la Maternità di una Madre nei nostri confronti. Questa visione si collega ad altre percezioni bibliche di Dio come una madre compassionevole e premurosa, come quella presentata nel libro di Isaia.
San Cipriano fa affidamento sulle Scritture per sostenere questa interpretazione della Maternità Divina. Ad esempio, cita l’immagine del giorno del giudizio come una donna in travaglio, che rafforza l’idea di Dio come Madre che partorisce l’umanità alla vita eterna. Egli sostiene che questa comprensione della Maternità divina ci aiuti a comprendere meglio l’amore di Dio e la Sua misericordia.
L’analisi della Maternità di Dio nella lettera di San Cipriano di Cartagine ci mostra una delle interpretazioni più ampie di Dio come Madre del Perdono. Un altro riferimento importante è presente nelle opere di Gregorio di Nissa, vescovo del IV secolo, noto come uno dei Padri greci della Chiesa. Egli descrive Dio come l’origine di tutto, il Padre che nutre e nutre tutte le cose, il Matrimonio che genera tutte le cose, il Nido che accoglie tutte le cose, il Cielo che protegge tutte le cose, il Muro che copre tutte le cose”, facendo riferimento alla dimensione materiale della Maternità divina.
Anche Sant’Agostino d’Ippona, uno dei più importanti teologi cristiani del mondo Cattolico del V secolo, fa riferimento alla Maternità di Dio nelle sue opere. Nel suo libro “Confessioni”, scrive: “Tu sei più intimo di me stesso e più alto di me stesso, e tuttavia abbondantemente nutri e armonizzi tutto ciò che di utile tu hai diffuso nell’interiorità della mia anima”. Questo passaggio suggerisce la Maternità di Dio come colei che nutre e sostiene l’anima.
Il teologo bizantino San Giovanni Damasceno, vissuto nell’VIII secolo, nel suo trattato “De Fide Orthodoxa” parla della Maternità di Dio, affermando: “La Maternità di Dio appartiene piuttosto alla Grazia Divina che alla natura divina”. Questa affermazione mette in evidenza il ruolo della Grazia Divina associato alla Maternità di Dio.
L’opera del Damasceno ha una grande importanza nella storia dell’arte e della teologia Cristiana. Scritta nel 700 d.C., questa apologia difende l’uso delle immagini sacre nell’adorazione dei fedeli e nel Culto Cristiano.
È importante notare che mentre alcuni Padri della Chiesa sostengono la Maternità di Dio, questo concetto non è ampiamente accettato e non è una dottrina ufficiale della Chiesa cristiana. Molti teologi contemporanei, tuttavia, continuano ad esplorare e sviluppare l’immagine di Dio come Madre, portando avanti il discorso iniziato dai Padri della Chiesa.
Nel testo di Maria Vassilaki, intitolato “Images of the Mother of God: Perceptions of the Theotókos in Byzantium”, si offre un’affascinante analisi delle rappresentazioni della Madre di Dio nella tradizione bizantina, utilizzando numerosi riferimenti ai Padri della Chiesa Orientale. Attraverso una dettagliata ricerca, l’autrice esamina le diverse percezioni e interpretazioni della Theotókos nel corso dei secoli.
Uno dei punti focali è l’enorme influenza che i Padri della Chiesa Orientale hanno avuto sullo sviluppo e sulla definizione del culto Mariano nell’arte bizantina. I Padri della Chiesa come San Andrea di Creta e San Nicola Cabasilas hanno lasciato un’impronta indelebile sulla comprensione del ruolo di Maria come Madre di Dio, Theotókos.
Il testo “Sermoni mariani” e la devozione mariana di San Andrea di Creta sono importanti esempi di come la figura di Maria sia stata venerata nella tradizione della Chiesa Orientale. San Andrea di Creta è considerato uno dei grandi Padri della Chiesa Orientale e i suoi Sermoni Mariani sono un contributo significativo allo sviluppo della dottrina mariana.
L’opera “Sermoni mariani” consiste in una raccolta di omelie scritte da San Andrea di Creta nel VII secolo. Questi sermoni sono caratterizzati da una profonda devozione verso Maria e riflettono una comprensione teologica avanzata della sua figura. San Andrea esprime la sua convinzione che Maria sia Colei che intercede presso Dio, Colei che gioca un ruolo centrale nella salvezza umana attraverso la Sua partecipazione al Mistero dell’Incarnazione.
L’analisi dettagliata dei “Sermoni mariani” rivela diverse tematiche ricorrenti. San Andrea sottolinea l’umiltà di Maria come il fondamento della sua grandezza, facendo riferimento alla sua accettazione dell’annunciazione e al suo ruolo di madre di Dio. Egli loda la sua fedeltà e la sua obbedienza a Dio, evidenziando come ciò abbia consentito a Maria di realizzare la piena maturità spirituale. San Andrea enfatizza anche il ruolo di Maria come modello di virtù per i fedeli, invitandoli a imitarne la santità e l’amore per Dio.
La devozione mariana di Sant’Andrea di Creta è intrisa di una profonda spiritualità orientale, che si basa sulla tradizione e sulla liturgia della Chiesa. Nel suo approccio mariano, egli combina l’amore e la venerazione per la Madre di Dio con una profonda comprensione teologica di Maria come corredentrice e mediatrice tra Dio e gli uomini.
La sua devozione a Maria si fonda sulla sua fede in Cristo e nella sua opera salvifica.
mariana e hanno sottolineato il ruolo centrale di Maria nella storia della salvezza. San
Si deve mettere in luce anche il contributo di San Nicola Cabasilas alla comprensione e alla venerazione della Théotokos. Questo teologo bizantino ha esplorato in modo dettagliato il significato teologico dell’icona della Vergine Maria, sostenendo che l’immagine dell’icona rappresenta la presenza reale di Maria stessa. Questa visione ha avuto ripercussioni sulla devozione mariana e sulla venerazione delle icone mariane nel mondo bizantino. San Gregorio di Nissa ha affrontato il tema della Maternità di Dio. Nella sua opera “Sull’anima e sulla risurrezione”, il Nisseno sottolinea la Maternità di Dio, enfatizzando il fatto che Dio non è solo Padre, ma anche Madre. Egli afferma che Dio non è limitato dai ruoli di genere che sentiamo come esseri umani, ma è in grado di unire in sé entrambi i ruoli genitoriali. Questa visione ampliata di Dio come sia Padre che Madre consente una comprensione più completa della sua natura divina.
Secondo Gregorio di Nissa, la Maternità di Dio è presente nella creazione dell’umanità. Creando gli esseri umani a sua immagine e somiglianza, Dio manifesta il suo amore materno fornendo loro tutto ciò di cui hanno bisogno per prosperare e crescere. Egli sostiene che la Maternità di Dio è evidente anche nel suo continuo sostegno e cura per l’umanità, guidandoli lungo il cammino della salvezza.
Un’altra area in cui Gregorio di Nissa esplora la Maternità Divina è nella vita e nella missione di Cristo. Per Gregorio, Maria, la Madre di Gesù, è un’immagine tangibile del Divino Amore Materno. Dio ha scelto Maria per portare il suo Figlio nel mondo, dimostrando così il suo attaccamento alla Maternità come parte essenziale della sua natura. Attraverso la nascita e la vita di Cristo, Gregorio sostiene che Dio rivelò sé stesso come Madre, prendendosi cura delle sue creature umane nel modo più intimo e affettuoso possibile. Gregorio di Nissa utilizza anche il concetto di Maternità Divina per evidenziare l’importanza dell’Amore e della Misericordia di Dio nella redenzione dell’umanità. Come una madre compassionevole, Dio accoglie i peccatori pentiti con braccia aperte, offrendo il suo amore materno per guarire e restaurare. La Maternità Divina, secondo Gregorio, si estende anche al ruolo dello Spirito Santo, che lava, santifica e purifica i credenti, preparandoli per la comunione eterna con Dio.
La Maternità Divina permette una visione spirituale molto più profonda relativamente al Volto del Perdono insito nella Trinità e manifesto nel Volto della sapienza Immacolata.
Anche il Dott. Luigi Gaspari rivelò in un piccolo apoftegma l’importanza della Visione Materna. Egli disse a Coppito (AQ) il 5 agosto 1989 in una pubblica conferenza:
 
In principio Dio creò la Sua Sapienza Immacolata attraverso la quale tutto ha creato.
Alla Sua Sapienza diede un volto ed un corpo: Maria
Nel Volto della Sua Sapienza fatta Donna, Maria, si è fatto Uomo.
Infatti nei Proverbi 8,22 sta scritto:
«…Il Signore mi ha creato all’inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, fin d’allora. Dall’eternità sono stata costituita, fin dal principio, dagli inizi della terra. Quando non esistevano gli abissi, io fui generata quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d’acqua; prima che fossero fissate le basi dei monti, prima delle colline, io sono stata generata, quando ancora non aveva fatto la terra e i campi, né le prime zolle del mondo; quando egli fissava i cieli, io ero là; quando tracciava un cerchio sull’abisso; quando stabiliva al mare i suoi limiti, sicché le acque non ne oltrepassassero la spiaggia; quando disponeva le fondamenta della terra allora io ero con lui come architetto ed ero la sua delizia ogni giorno, dilettandomi davanti a lui in ogni istante; dilettandomi sul globo terrestre ponendo le mie delizie tra i Figli dell’uomo …».
Secondo il Dott. Gaspari, la Maternità di Dio va intesa come l’Amore Materno che Dio dimostra come Mamma nei confronti di coloro che amano le loro mamme. Dio è spesso rappresentato come un Padre amorevole, ma questa rappresentazione può essere estesa anche alla Figura Materna. Il Dottore afferma che la Maternità di Dio si manifesta in modo seguente nel testo “Amore a Maria” che invito ad ordinare:
“Io sono lo Spirito della Mamma che dalla SS. Trinità dove vivo si donò Spirito di Mamma alle mamme mie… Nel sangue e nella carne della stirpe dell’Eletto Davide mi son fatta Figlia per essere Madre anche nelle carni e nel sangue di tutte le creature che il Padre ed Io amiamo come Figli nostri. Mi son fatta creatura dell’uomo per donare agli uomini il Figlio mio, Spirito Santo di Dio fatto Uomo, per innestare Spirito di Dio nello Spirito dell’uomo, per far risorgere nella vita dello Spirito di Dio il sangue, il corpo dell’uomo morto alla vita dello Spirito di Dio. Lo Spirito mio, Madre tua, è in te…”
Chiudiamo questo lungo podcast ringraziandovi per l’attenzione confidando nell’opera di ordine che verrà attraverso lo Spirito Santo e con la lettura di un piccolo scritto del Dott. Gaspari.
Cito
Cesenatico, 26 dicembre 1994
Santo Stefano
Ore 12,00
In questo mondo infernale ogni uomo rappresenta sé stesso ed i suoi peccati. Il Quaderno dell’Amore è l’oceano infinito della Grazia, della Gioia, del Perdono nel quale ogni uomo può immergersi per diventare una goccia, per diventare il rappresentante, non più delle sue miserie, ma della infinita potenza dell’Amore di Dio che è il Bambino.
Pietro rappresenta in questo mondo il potere tenebroso della legge che rende l’uomo sempre più peccatore, più infelice solo di fronte ai suoi peccati.
Giovanni rappresenta in questo mondo e nell’altro l’infinita potenza dell’oceano d’Amore di Dio capace di fare di ogni uomo decaduto nelle tenebre della legge un essere risorto alla Vita ed alla Gioia perché immerso nell’oceano di Grazia d’Amore che cancella il peccato e fa risorgere l’uomo.
Il Bambino è Grazia di Dio vivente.
La civiltà dell’Amore nasce solamente immergendo ogni uomo peccatore e menzognero in questo oceano infinito del Cuore di Gesù e di Giovanni che è il Quaderno dell’Amore. L’uomo menzognero per natura si farà veritiero e ricco di Grazia immergendosi in questo infinito oceano che è il Verbo d’Amore di Dio Creatore, vivo nel Quaderno dell’Amore.
Ricordiamo di invocare il Santo Spirito d’Amore che ci consola in questi tempi di errori che stanno portando ad una nuova guerra di religione.
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Pubblicato da luxprimaforma

Ricercatore dell'assoluto