INTRODUZIONE
Su San Padre Pio si è scritto e si continua a scrivere solamente per mettere in risalto solo gli aspetti miracolistici. Troppo spesso però si tralascia volutamente l’aspetto mistico del suo sacrificio di cinquanta anni di stimmate che ha accettato di prendere su di sé, a specchio di Cristo, come una sorta di Battista annunciatore di un Nuovo Eone. Il Padre è una grande fonte di denaro che sembra abbia creato solo un grande giro d’affari ma così non è, al netto della Grande opera della Casa Sollievo della Sofferenza che merita tutta la nostra ammirazione. Nel presente articolo non tratteremo pertanto di ciò che è stato già scritto, ma cercheremo di approfondire l’aspetto profetico specialmente verso l’Italia che nel suo pensiero rimaneva sempre il Centro della Civiltà. Cercheremo così di confermare le testimonianze del suo figlio spirituale prediletto il Dott. Luigi Gaspari, sul punto particolare relativamente al ritorno della Monarchia in Italia.
Il Gaspari ha parlato del Santo di Pietrelcina in Italia, in Belgio, in Austria, in Francia, in Svizzera ed anche in Russia dove fu molto bene accolto dalla Comunità Ortodossa. Sappiamo che a S. Giovanni Rotondo si sono sparse molte maldicenze sul Dott. Gaspari che Padre Pio definiva «il Bambino di Maria, di Gesù e suo» per l’animo non malizioso e sempre pronto a consolare anche quelli che dal Padre venivano cacciati. Dal nostro punto di vista le maldicenze ed i comportamenti scorretti non ci hanno fatto cambiare idea sull’importanza della missione del Santo né sul Dott. Gaspari che stimiamo veritiero e testimone della Verità dell’Amore Agapico vivente nel cuore del Padre Pio come atto di sofferenza per donare la Nuova Era Giovannea al mondo intero.
Su Gaspari come “Non detto del Padre” abbiamo scritto già nei seguenti links:
https://luxprimaforma.altervista.org/padre-pio-ed-il-suo-non-detto-1-parte/
https://luxprimaforma.altervista.org/padre-pio-ed-il-suo-non-detto-ii-parte/
Sul Quaderno dell’Amore nel seguente link:
https://luxprimaforma.altervista.org/in-difesa-del-quaderno-dellamore/
P.S. L’autore non è allineato né fa parte di gruppi e gruppetti “spirituali” di alcuna natura e specie.
CONSIDERAZIONI
Padre Pio rimane ancora oggi un personaggio controverso perché fu più che un Santo un vero Profeta, l’annunciatore di una Nuova Era che avrebbe dovuto riportare la luce nella Chiesa oscurata dai dialoghi col materialismo ateo e con forme religiose che non sono la Via, Verità e Vita del Risorto. Egli fu la diga eretta da Dio contro il Modernismo che avrebbe dato vita al mortifero ed ateo pensiero Post-Moderno massificante che metteva uomo contro uomo. Il Santo frate applicò la Legge al massimo grado di severità quasi a testimoniare di essere l’ultimo Levita ben sapendo che la Legge, come dice San Paolo è Fonte di Maledizione. Infatti il Padre tanto severo ed inflessibile ma di grande tenerezza con i bambini, aveva verso il Dott. Luigi Gaspari una strana predisposizione, un atteggiamento gradevole e delicato che spesso lasciava stupite molte persone. Il Padre era infatti una sorta di Elia del Novecento che doveva introdurre colui che avrebbe dovuto parlare alle Nazioni dell’Amore di Dio vivente ricevuta come Eredità in Giovanni sotto la Croce. Tale eredità era ribadita dal Dott. Gaspari, osteggiato dalle varie Curie e fatto oggetto di maldicenze. Nelle sue conferenze infatti Gaspari raccontava, con amore e con devozione, i lati nascosti del Santo che gli diede appunto la conferma di scrivere il Quaderno dell’Amore, già dettato da Gesù al suo cuore e che il Gaspari teneva segreto.
ASPETTI DELLA VITA NASCOSTA DEL PADRE
San Padre Pio avvertiva l’inquietudine del tempo e si dichiarò assolutamente sfavorevole alle tesi del Concilio Vaticano II, egli disse in una frase profetica cosa sta accadendo oggi «il Concilio sconcilierà». I fatti stanno dando ragione al Padre perché la secolarizzazione che avanza, le incongruenze e le affermazioni confuse di molti prelati e sacerdoti manifestano una sorta di disintegrazione. Il Padre infatti ancora una volta profetizzò dicendo: «sapete cosa è un pozzo nero, bene il Concilio Vaticano II aprirà quel pozzo nero e non vorrei essere nei panni dei vostri padri e dei vostri figli per ciò che vedranno» (questo mi fu raccontato da un suo figlio spirituale che era presente). Tutti sono concentrati, per ridirigere i pensieri e raccontare dell’eredità del Padre solo relativamente l’Ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza” che è una struttura prestigiosa ed un grande miracolo del Santo ma che non è stato appunto il suo unico fine. Padre Pio era profondamente anti-comunista ed un fervente monarchico perché egli riteneva che solo la Regalità di Cristo poteva regnare per riportare la pace vera non quella satanica che è il pacifismo che è la scimmia di Dio. Il Dott. Gaspari ribadì molte volte il pensiero di Padre Pio nelle sue conferenze mostrando un aspetto del Santo di Pietrelcina inusuale che andava al di là delle sottigliezze umane per porsi come difensore della Tradizione ma anche come precursore di un Nuovo Linguaggio che doveva creare le premesse per la nascita della Chiesa dei cuori.
La Chiesa di pietra, appesantita dai dialoghi, sarebbe crollata così per dare spazio alla chiesa dell’Amore Agapico che fa specchiare l’umanità nel Perdono. I nemici della Chiesa sono sia fuori che all’interno di essa e questo rientra nella spiegazione del famoso Mistero degli Angeli del Bene e del male che Padre Pio non volle spiegare ad un Monsignore ed alcuni alti prelati dicendo loro: «voi ragionate con la mente ma io tengo nel cuore questa spiegazione e non ve la dirò». In seguito il Padre, tempo dopo, la disse al Dott. Gaspari che la doveva spiegare ad un Avvocato dello Stato suo devoto.
Il Gaspari infatti spiegò che Dio avrebbe permesso una totale confusione ovunque e nel Suo Silenzio alla fine gli uomini avrebbero trovato il Linguaggio indicato nel Quaderno dell’Amore. Scrisse il Dott. Luigi Gaspari le seguenti parole che ci sono state donate in fotocopia dalla Signora Elena De Filippis-Ammendola di Napoli, presente alla lettura fatta dalla defunta Signora Doriana Fiore a Suvereto il 14 gennaio 1995 di cui produciamo un estratto da una fotocopia (cit. il dott. Gaspari ogni volta che scriveva chiedeva e distribuiva sempre delle fotocopie a futura memoria):
“…Perseverare nell’amare Dio si ha (da) come frutto la visione del Bambino. Padre Pio non ha mai visto Dio uomo ma sempre e solo Dio Bambino. I ciechi, cioè gli uomini privi di amore, non possono vedere il Bambino e quindi saranno schiavi delle visioni materiali dell’uomo e del mondo. Il materialismo ateo è privazione della visione dell’Amore Bambino che è la felicità di tutti coloro che lo possono vedere. Poter vedere il Bambino è la massima difesa contro le forze delle tenebre che tentano di schiavizzare gli uomini. L’uomo schiavizzato dalle visioni materialiste può diventare libero e felice solo quando potrà avere nel cuore costante visione del Bambino. Il materialismo è la morte dell’uomo, è la morte della Verità, è l’inferno in terra. Il secolo che si chiude porterà al massimo grado la disperazione di tutti gli uomini materialisti, i quali si combatteranno come nemici l’uno dell’altro. Il Bambino è il solo amico dell’uomo capace di sciogliere le catene di malia fatte dai serpenti della terra al fine di rendere l’uomo disperato e assassino. Assassino diventerà ogni uomo che, nella disperazione, non vuole e non può vedere il Bambino. La battaglia finale è vedere e non vedere. Beato chi lo vede”. Cesenatico, 3 gennaio1995 – ore 3.30 © CDOLG – Luigi Gaspari
L’uomo deve capire qual è l’autorità che Dio gli ha dato e camminare su quella strada. Il regno animale è come uno specchio, guardando in esso si possono capire tante cose. Il cavallo può eccellere nel proprio regno, ma se dimentica la sua natura e vuole diventare un uomo, fallirà sia come cavallo, sia come uomo. Questo atteggiamento è alla base degli errori e dei malanni dei personaggi politici e della società. © CDOLG – Luigi Gaspari
Il Bambino Divino non si è fatto suggestionare dagli uomini. Egli sa chi è, conosce la sua autorità e la sua autorità rimarrà tale anche dopo la morte, altrimenti sarebbe solo un idolo. Egli è il prototipo dell’umanità futura, è venuto a portare all’uomo l’esempio. Bisogna sapersi valutare, bisogna sapere quello che si è, quello che si può. Voglio perché posso. Devo volere solo quello che posso, devo valutare bene le mie possibilità, per non cadere nella “trappola dell’impossibile”. Tutto è possibile a chi conosce le proprie possibilità. Colui che sa quel che può, non sarà mai umiliato da nessuno, perché gli uomini possono umiliare solo quelli che non sanno quel che sono, quello che possono. Non dobbiamo mai volere ciò che non è in nostro potere. Solo Dio può e vuole. Cesenatico 13 gennaio 1993 – © CDOLG – Luigi Gaspari
Giovanni solamente ci ha rivelato chi è veramente Dio. Giovanni ci dice: “In principio era il Verbo, il Verbo era Dio e per mezzo di Lui sono state create tutte le cose e tutte le persone e niente è che non sia del Verbo”. Quindi noi ci immergiamo in questa origine della vita dell’uomo e ritroviamo la fiducia in noi stessi, la gioia di vivere, perché ci sentiamo figli di un Dio d’Amore, non ci sentiamo figli del peccato d’Adamo. Il peccato è venuto dopo e riguarda tutti coloro che non riescono ad entrare nel Verbo, ma per entrare nel Verbo ci vuole la spinta dell’Apostolo Giovanni, perché Giovanni è stato riconosciuto Figlio del Verbo che era Cristo e Lui è al di là del peccato. L’uomo prima della caduta di Adamo era puro; Adamo viene dopo e non prima, quindi se io mi immergo nel Verbo di Dio creatore, ritrovo la mia origine e nella mia origine cancello tutti i peccati che sono stati fatti dall’uomo Adamo, ma che non mi riguardano perché io sono nel Verbo. Suvereto (LI), 14 gennaio 1995 – © CDOLG Luigi Gaspari
LA DEVOZIONE VERSO LA MONARCHIA
Il Santo frate di Pietrelcina aveva molta devozione verso la Dinastia Savoia, che è peraltro la Dinastia certificata più antica del mondo occidentale. La Regina Maria Josè era una devota del Padre al quale rimarcava la sua preoccupazione per le sorti dell’Italia che il marito Re Umberto II detto il Re di Maggio, preferendo evitare un ulteriore spargimento di sangue ed una guerra civile in virtù dei voti falsati al famoso Referendum Monarchia – Repubblica, scelse l’esilio in Portogallo dove morì permanendo tutta la sua esistenza nell’amore verso l’Italia e del suo amato popolo. La vulgata storicistica dei “vincitori” che hanno portato al disastro del Debito Pubblico ovviamente nega che ci siano state delle manipolazioni al Referendum Istituzionale tra il 2 ed il 3 giugno del 1946 dove i repubblicani (Comunisti, Liberali, Democristiani e Socialisti) erano supportati dal Regno Unito e dall’America che non volevano un Italia libera ed indipendente.
È interessante riascoltare la viva voce del defunto Re d’Italia nel seguente link: https://youtu.be/uugPwb1HG2I
Disse Umberto II:
“La Repubblica si può reggere col 51%, la Monarchia no. La Monarchia non è un partito. È un istituto mistico, irrazionale, capace di suscitare negli uomini incredibile volontà di sacrificio. Deve essere un simbolo caro o non è nulla.”
Lo stesso Umberto II ricorderà successivamente questi momenti così intensi: «Avevo addosso un senso di smarrimento quasi infantile. Ero incapace di pensare, avevo la sensazione di essere immerso in un clima irreale. Poi mi resi conto che l’aereo saliva. Vidi Roma dall’alto, in un velo grigio di pioggia: di colpo riacquistai il senso della realtà. E in quel momento, lo confesso, non fui capace né mi curai di trattenere le lacrime». Fonte: https://www.fattiperlastoria.it/biografia-umberto-ii-di-savoia/
Umberto II seppe che vi erano stati dei brogli elettorali e fece questo proclama che pubblichiamo per intero:
PROCLAMA DI S.M. UMBERTO II RE D’ITALIA
Italiani!
Nell’assumere la luogotenenza generale del Regno prima, e la corona poi, io dichiarai che mi sarei inchinato al voto del popolo liberamente espresso, sulla forma istituzionale dello stato. Eguale affermazione ho fatto subito dopo il 2 giugno, sicuro che tutti avrebbero atteso le decisioni della Corte Suprema di Cassazione, alla quale la legge ha affidato la proclamazione dei risultati definitivi del referendum. Di fronte alla comunicazione di dati provvisori e parziali, fatta dalla Corte Suprema; di fronte alla sua riserva di pronunciare, entro il 18 giugno, il giudizio sui reclami, e di far conoscere il numero dei votanti e dei voti nulli; di fronte alla questione sollevata e non risolta sul modo di calcolare la maggioranza, io, ancora ieri, ho ripetuto che era mio diritto e dovere di Re attendere che la Corte di Cassazione facesse conoscere se la forma istituzionale repubblicana avesse raggiunto la maggioranza voluta. Improvvisamente, questa notte, in spregio alle leggi ed al potere indipendente e sovrano della magistratura, il governo ha compiuto un gesto rivoluzionario, assumendo, con atto unilaterale ed arbitrario, poteri che non gli spettano, e mi ha posto nell’alternativa di provocare spargimento di sangue o di subire la violenza. Mentre il Paese da poco uscito da una tragica guerra vede le sue frontiere minacciate e la sua stessa unità in pericolo, io credo mio dovere fare quanto sta ancora in me perché altro dolore ed altre lacrime siano risparmiate al popolo che già tanto ha sofferto. Confido che la magistratura potrà dire la sua libera parola; ma, non volendo opporre la forza al sopruso, né rendermi complice della illegalità che il governo ha commesso, io lascio il suolo del mio Paese, nella speranza di scongiurare agli italiani nuovi lutti e nuovi dolori. Compiendo questo sacrificio nel supremo interesse della Patria, sento il dovere, come italiano e come Re, di elevare la mia protesta contro la violenza che si è compiuta; protesta nel nome della corona e di tutto il popolo, che aveva il diritto di vedere il suo destino deciso nel rispetto della legge e in modo che venisse dissipato ogni sospetto. A tutti coloro che ancora conservano la fedeltà alla monarchia, a tutti coloro il cui animo si ribella all’ingiustizia, io ricordo il mio esempio e rivolgo l’esortazione di voler evitare l’acuirsi di dissensi che minaccerebbero l’unità del Paese, frutto della fede e del sacrificio dei nostri padri, e potrebbero rendere più gravi le condizioni del trattato di pace. Con l’animo colmo di dolore, ma con la serena coscienza di aver compiuto ogni sforzo per adempiere ai miei doveri, io lascio la mia Patria. Si considerino sciolti dal giuramento di fedeltà al Re, non da quello verso la Patria, coloro che lo hanno prestato e che vi hanno tenuto fede attraverso tante durissime prove. Rivolgo il mio pensiero a quanti sono caduti nel nome d’Italia, e il mio saluto a tutti gli italiani. Qualunque sorte attenda il nostro Paese, esso potrà sempre contare su di me come sul più devoto dei suoi figli. Viva l’Italia.
Re Umberto II morirà il 18 marzo 1983, all’età di settantanove anni a Ginevra.
I BROGLI ELETTORALI
In questo interessante articolo del Giornale viene confermato che vi erano stati dei brogli per far vincere con giusti due milioni di voti la Repubblica.

“Le schede truccate del referendum del ’46, mio padre vide tutto”
Negli scantinati del Viminale “pacchi di fogli con la croce per la Repubblica”. Parla il figlio del brigadiere testimone dei brogli. Fonte: © https://www.ilgiornale.it/news/cronache/schede-truccate-referendum-46-mio-padre-vide-tutto-1341751.html

Riportiamo parte dell’Articolo dopo averne citato in alto la fonte:
Il giovane brigadiere Tommaso Beltotto vide quelle schede, negli scantinati del ministero degli Interni. Era la notte del 4 giugno del 1946, e i risultati del referendum non erano stati ancora annunciati, ma la voce nei palazzi romani già girava: vittoria alla Repubblica, Umberto II si preparava all’esilio di Cascais. Di ombre su quel risultato si è sempre parlato. Ma ora, a settant’anni di distanza, arriva il ricordo di un testimone oculare dei brogli. Tommaso Beltotto allora aveva venticinque anni, e già alle spalle una vita intensa. Controfirmò la relazione del duca Giovanni Riario Sforza, comandante in capo dei corazzieri reali, con la descrizione minuziosa di quei sacchi nelle cantine del Viminale. E proseguì la sua vita da carabiniere.
Sono passati settant’anni, Beltotto è morto nel 2001. Di quei sacchi non ha più parlato, se non in famiglia. Oggi è suo figlio Gianpiero a raccontare in presa diretta al Giornale l’immagine quasi fotografica del referendum truccato, così come riferita da suo padre. A cosa dovessero servire quei sacchi di schede truccate, Beltotto non lo sapeva, e non lo sappiamo noi oggi: erano già state conteggiate come vere, o dovevano servire in caso di bisogno per ribaltare un risultato sgradito? Di sicuro, erano la prova concreta di un referendum fasullo.
Un ulteriore analisi la troviamo in questo sito del quale citiamo alcuni passaggi © https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=16791:
GIOVANNA CANZANO INTERVISTA GIOVANNI BARTOLONE
“CANZANO. Come giudichi il libro del prof. Aldo Mola: “Declino e crollo della monarchia in Italia?”
BARTOLONE. È un’opera molto importante perché contribuisce a far chiarezza, alla luce di nuovi documenti della Corte di Cassazione, sul referendum istituzionale del 2 giugno 1946. Ci sono molti dubbi sulla vittoria della repubblica. Per molti la repubblica è nata nel sangue e nella truffa. Altri aggiungono grazie ad un colpo di stato commesso dal governo, in un clima di guerra civile strisciante. Il ritorno alla democrazia non significò il suffragio universale. Moltissimi, troppi, italiani furono privati del diritto di voto.
CANZANO. Puoi spiegarti meglio? Si dice che il voto fu regolare, a parte qualche disfunzione dovuta al lungo periodo di non voto, dovuto alla dittatura, ai registri elettorali non aggiornati, all’inesperienza degli scrutatori e dei presidenti di seggio ecc.
BARTOLONE. Andiamoci in ordine. Il referendum si svolse in un Italia sconfitta, che avrebbe firmato qualche mese dopo il trattato di pace, il famoso Diktat. Era un’Italia ancora sotto il controllo di un governo militare straniero d’occupazione. In intere regioni dell’Italia centro-settentrionale, dove il predominio delle sinistre era assoluto, non si tenne nessuna manifestazione monarchica”.
LA SITUAZIONE NICHILISTA ATTUALE
La condizione in cui versa l’Italia e l’Europa sono di estrema gravità. Il debito pubblico italiano che poteva essere soggetto ad aggiustamenti con l’intervento del Tesoro è stato delegato alla BCE che non ha alcun interesse se non a schiacciare l’Italia come ha fatto con la Grecia per distruggere gli ultimi frammenti di una civiltà che esisteva quando nei paesi del Nord si viveva ancora nelle palafitte se non propriamente nelle caverne. Padre Pio una volta, ad un signore svedese che era in fila per la confessione e che aveva avuto dei pensieri di disprezzo per la situazione terribile del dopoguerra, fece una sfuriata senza lasciargli nemmeno il tempo di parlare, avendo il Padre il dono della visione anche dei pensieri più reconditi, dicendo: «vattene via e ricordati che la Civiltà è nata qui». La situazione attuale causata dalle male ideologie nate all’indomani della Rivoluzione Francese, hanno creato come conseguenza un nichilismo ed ad un relativismo dove la Verità del Risorto viene compressa ed abbassata dalla democrazia che la mette alla pari della menzogna. Le manie del dialogo, tanto abborrite dal Santo Frate di Pietrelcina furono ribadite a testimonianza dal Dott. Gaspari.
IL RITORNO DEL RE
Alla fine degli anni ‘30 Padre Pio predisse alla principessa Maria Josè il crollo della monarchia e, successivamente, a una persona vicina alla corte sabauda avrebbe previsto anche un grande avvenire per il figlio del duca Amedeo d’Aosta, Aimone. “Un ramo della pianta seccherà, ma un altro ramo germoglierà portando copiosi frutti”, avrebbe detto Padre Pio. La principessa Irene di Grecia, nonna di Aimone e madre di Amedeo di Savoia, era una devota fedelissima di Padre Pio. È certo anche che la principessa abbia tanto raccomandato alle preghiere di Padre Pio il destino del piccolo Aimone, nato il 13 ottobre del 1967. Quasi un anno prima della morte del frate”. La profezia di Padre Pio fu rivelata anche dalla Regina Maria Josè.
In una missiva il Santo da Pietrelcina, venerato da milioni di persone in tutto il mondo avrebbe confortato la Regina spiegandole che tornerà la Monarchia in Italia e che un suo parente sarebbe diventato Re. Durante l’esilio ginevrino, la Regina Maria José, moglie di Re Umberto II, tenne una corrispondenza con il santo, che la consolava delle sofferenze patite all’estero a causa della lontananza forzata dall’Italia che le era stata imposta.
Su una lettera indirizzata alla Regina, il Santo scrive: “Maestà, la Monarchia tornerà in Italia, e un suo parente diventerà Re”. Proprio nella cripta del Santo, un bassorilievo riporta l’immagine di Padre Pio intento a predicare.
Di fronte a lui sono rappresentati un gruppo di persone raccolte in preghiera e tra di queste spicca un giovinetto vestito in abiti modesti dell’età apparente di circa quindici anni Fonte: https://www.crocereale.it/sar-il-principe-aimone-e-la-profezia-di-san-pio-di-pietrelcina/
AFFERMAZIONI DEL DOTT. LUIGI GASPARI
La Monarchia era la forma di governo preferita da Padre Pio e da Dio. Egli diceva che la Monarchia unisce, la Repubblica divide. Ognuno di voi può pensarla come crede, però anche le Sacre Scritture sono d’accordo con Padre Pio. Purtroppo, in questo mondo abbiamo avuto tante rivoluzioni che hanno mutato i valori e fatto credere che molto di ciò che è male per l’umanità sia un bene. Oggi è più facile scoprire la verità su ciò che è bene e su ciò che è male secondo il Signore perché Egli, per Sua Bontà, ha permesso agli uomini di fare scelte libere affinché comprendano chiaramente quale è il loro vero bene. Il Bene vero trionfa nell’uomo quando si compie nella libera scelta. Salle Saint-Michel – Bruxelles, 27 novembre 1988
… Padre Pio diceva che la monarchia unisce e la repubblica divide; oggi vediamo questa repubblica così mal combinata, tanto che non c’è l’ordine ma c’è la discordia, e la discordia, ragionando con padre Pio, è proprio dovuta al fatto che manca lo Spirito Santo e laddove non è presente lo Spirito Santo non c’è pace, non c’è unità e non c’è verità.
Preghiamo, perché l’Italia ritrovi lo Spirito Santo, affinché diventi il consolatore, affinché diventi la guida anche della nazione, affinché Cristo regni, Cristo vinca e Cristo imperi. Questo voleva dire padre Pio a tutti noi ed io, insieme a lui, lo ripeto a voi torinesi che avete avuto il privilegio di essere stati ben guidati per tanti secoli. Dovete riportare lo spirito dell’amore a tutti gli italiani per unirli, così come avete saputo fare nell’unità d’Italia. Ora dovrete fare l’unità di spirito, che è ancora più necessaria dell’unità materiale. L’unità di spirito si può fare solo mediante la regalità di Cristo, mediante l’amore al Re che è Cristo Signore, capace di unirci tutti in un sol cuore, di unirci tutti nel medesimo Spirito Santo che è la nostra pace, la nostra gioia e la nostra felicità. Istituto Edoardo Agnelli – Torino, 14 aprile 1991
La vostra missione è trasmettere all’Europa intera lo Spirito Santo ricevuto dai vostri avi, perché Dio ha agito nella storia attraverso la monarchia austriaca e credo che questa scelta di Dio non sia esaurita perché l’Europa ha bisogno dell’Austria felix, dell’Austria ricca di Spirito Santo. Non sono gli eserciti che possono portare la felicità all’uomo, è la volontà di amore del cuore dell’uomo unito allo Spirito Santo che può portare la felicità a tutti i popoli. I popoli saranno felici solamente se vorranno mettersi al servizio dell’amore di Dio che vuole portare un regno di pace, di giustizia e di amore su tutta la terra. Pace e giustizia non sono opera di partiti politici, non sono opera degli eserciti, non sono opera delle bombe ma sono opera dello Spirito Santo che noi dobbiamo invocare e dobbiamo con umiltà obbedire. Lo Spirito Santo mi chiamò nel lontano 1940 per dirmi che aveva deciso del mio avvenire e poi, nel 1968, lo Spirito Santo mi parlò con Gesù per donare a voi la Sua potenza, la Potenza del Linguaggio che creò la vita e che ora tutto vuole ricreare facendo nuova la faccia della terra. Accademia Cattolica Vienna, 26 giugno 1993
…avrei tante cose da dirvi sulla regalità e sulla futura monarchia francese che è appena accennata in questo foglietto. Il monarca che Dio vi manderà nascerà dalla vostra volontà d’amore, dal vostro desiderio di far trionfare l’amore e la libertà nei vostri cuori. I vostri cuori daranno forza e coraggio all’uomo che un giorno Dio sceglierà tra i migliori di Francia per essere di guida all’Europa e al mondo nella ricerca della verità, della libertà che farà sì che Dio viva in mezzo agli uomini, perché questo vuole Dio: vuole vivere insieme a noi per farci pregustare, per farci ascoltare che cosa è il Paradiso.
Il Paradiso sulla terra è un linguaggio, perché Dio ha creato tutto per mezzo della Parola e quindi con la nuova Parola, il nuovo Verbo dell’apostolo Giovanni, si potrà ricreare il mondo meraviglioso che Dio voleva per i suoi figli uomini, il mondo dell’Amore. Questo mondo meraviglioso, opera del linguaggio di Dio, vi dona oggi l’apostolo Giovanni nel libro “Il Quaderno dell’Amore” e Dio benedica la Francia e tutti voi. Salle Boyer – Tolone, 6 novembre 1994.
Tutte i tre estratti sono stati forniti dalla cortesia della Signora Elena De Filippis-Ammendola di Napoli. Il © è del CDOLG.

