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JULIUS EVOLA – UN FILOSOFO SCOMODO E CONTROVERSO

 

 

“Un artigiano che assolve perfettamente alla sua funzione è indubbiamente superiore ad un Re che scarti e non sia all’altezza della sua dignità.”
Julius Evola – Orientamenti

 

Introduzione

Julius Evola è stato un filosofo, scrittore italiano del XX secolo. Nato nel 1898 a Roma, Evola è noto per il suo pensiero anti-moderno e per la sua critica alla modernità, alla società di massa e alla democrazia. Evola credeva nell’esistenza di una “Tradizione Primordiale” che rappresentava un’antica Saggezza e Sapienza perdute. Egli sosteneva che la modernità, con la sua razionalità materialista e il suo nichilismo, aveva alienato gli individui da questa Tradizione e aveva condotto alla decadenza spirituale e morale. Evola era un sostenitore del concetto di “virilità” e credeva che gli individui dovessero perseguire una vita eroica e combattiva, in linea con gli ideali guerrieri delle antiche civiltà. Questo lo portò ad esplorare temi come l’esoterismo, l’occultismo, il nazionalismo e il razzismo, sebbene alcuni ritengano queste ideologie politiche scorrette e inaccettabili. Molte idee dell’Evola giovanile vennero da lui riviste nel dopoguerra. Le opere di Evola, che spaziano dalla filosofia alla politica, includono “Rivolta contro il mondo moderno”, “Metafisica del sesso”, “Imperialismo pagano” e “Teoria dell’Individuo assoluto”, “L’arco e la clava”, “Introduzione alla Magia del Gruppo di Ur” “La Tradizione Ermetica”, Meditazioni delle vette”, “Saggi sull’idealismo magico”, “Cavalcare la tigre”, “Gli uomini e le rovine” per citare i più famosi, più articoli vari e nel periodo giovanile sicuramente vi era in lui una vena di antisemitismo. Mentre viene generalmente considerato controverso e polarizzante, Julius Evola ha avuto una notevole influenza su vari movimenti politici e filosofici, sia in Italia che a livello internazionale. La via eroica nell’idea di Julius Evola è uno dei concetti centrali del suo pensiero filosofico e politico. Evola considerava l’eroismo come la massima espressione della vita umana e come un mezzo per superare le limitazioni della condizione umana e raggiungere uno stato superiore di coscienza.

Secondo il filosofo, l’eroismo non è semplicemente un atto di coraggio fisico o l’abilità di affrontare le sfide della vita, ma è una vera e propria via spirituale che richiede un profondo cambiamento di sé e l’adesione a principi superiori. L’eroismo, per Evola, implica una totale dedizione a una causa o a un’idea elevata, superando gli interessi personali e le convenzioni sociali; un’idea di una Rivoluzione di natura conservatrice che potesse ripristinare la Saggezza antica.

Egli sosteneva che il mondo moderno era caratterizzato da una crisi spirituale e morale, in cui l’umanità si era allontanata dai valori tradizionali e aveva abbracciato il materialismo e il consumismo. Secondo Evola, l’eroismo era la risposta a questa crisi, in grado di sollevare gli individui dalla loro condizione mediocre e di guidarli verso una trasformazione spirituale.

L’eroismo, secondo Evola, richiede un profondo rispetto per il principio della gerarchia e dell’autorità. L’eroe è colui che si sottomette volontariamente a un ordine superiore, sia questo rappresentato da una divinità, da una tradizione o da un leader carismatico. L’eroe non è un individuo ribelle o anarchico, ma colui che si conforma ai principi supremi e alle leggi etiche.

Evola considerava l’eroismo come un’esperienza individuale, ma anche come un imperativo sociale. L’eroe è colui che si sforza di influenzare il suo ambiente e di migliorare la società, guidando gli altri verso un cambiamento positivo e ispirando gli individui a intraprendere la loro personale via eroica. Tuttavia, è importante notare che il concetto di via eroica di Evola è stato oggetto di critica e controversie. Alcuni lo hanno interpretato come un’apologia dell’autoritarismo e della violenza, criticando l’idea di sottomissione all’ordine superiore come un pericolo per la libertà individuale. La via eroica di Evola rappresentava un tentativo di superare la crisi spirituale e morale del mondo moderno attraverso la dedizione e la trasformazione individuale. Sebbene il suo concetto di via eroica abbia sollevato controversie e critiche, la sua importanza nel pensiero di Evola lo rende un argomento di analisi e discussione significativo e non è certamente peregrina comunque l’ipotesi che l’attuale crollo sociale, bene intravisto dal vecchio filosofo, non lo posso inserire tra i profeti inascoltati o almeno tra coloro che come Spengler colsero la trasformazione tragica del mondo Occidentale e la necessità di un ripristino autorevole di un nuova formulazione spirituale che possa guidare i popoli nel ritrovare la Tradizione Una. Visto dalla prospettiva del pensatore russo Alexander Dugin, Julius Evola è generalmente considerato un pensatore molto importante ed influente nel panorama delle idee sovraniste e conservatrici. Dugin apprezza la filosofia evoliana che valorizza la Tradizione, la Spiritualità ed il rifiuto dei principi liberali moderni. Secondo Dugin, l’opera di Evola è utile per individuare il declino e la decadenza delle società moderne, offrendo una guida per ricostruire una società basata su principi tradizionali e spirituali. Tuttavia, Dugin critica anche Evola per la sua mancanza di una chiara prospettiva politica e per la sua tendenza a dare importanza alla dimensione personale e spirituale, trascurando l’aspetto collettivo e sociale. Dugin ritiene che Evola abbia offerto una buona diagnosi del problema attuale, ma che sia necessario andare oltre e proporre soluzioni politiche e pratiche per trasformare la società. Alexander Dugin riconosce l’importanza di Julius Evola come pensatore che mette in discussione l’ordine liberale moderno, ma allo stesso tempo ritiene che la sua filosofia abbia dei limiti.

René Guénon, filosofo e metafisico francese del XX secolo, ha scritto diversi saggi di critica culturale e politica in cui ha affrontato diverse correnti di pensiero e personalità, tra cui anche Julius Evola, un pensatore italiano noto per le sue posizioni di estrema destra. Guénon ha avuto un’opinione molto critica nei confronti di Evola, a cui ha dedicato alcune pagine nel suo libro “Oriente e Occidente” pubblicato nel 1924. In questo testo, Guénon critica l’uso che Evola fa della Tradizione, sostenendo che egli la manipoli e la adatti alle sue convinzioni personali, creando così un’interpretazione distorta e incompleta. Secondo Guénon, Evola considera la Tradizione solo in una dimensione selettiva e superficiale, ignorando il suo aspetto essenziale e universale. Inoltre, Guénon sostiene che Evola confonda la tradizione con le semplici convenzioni sociali e culturali, riducendola a un insieme di formalità esteriori. Guénon critica inoltre il modo in cui Evola concepisce la questione politica, definendola in modo limitato e estraneo alla metafisica e alla domanda dell’essere. Per Guénon, il filosofo italiano si concentra troppo sulla politica esterna e sull’azione sociale, trascurando gli aspetti interiori e spirituali dell’individuo e della società.

Nonostante ciò, Guénon non nega completamente il valore del lavoro di Evola e riconosce alcune delle sue intuizioni, pur non condividendone le conclusioni o il suo metodo di approccio. In generale, Guénon considera Evola un rappresentante di una forma di “esoterismo deviato” e non ritiene che la sua visione della Tradizione e della politica sia in linea con la Visione Primordiale e Metafisica che lui stesso ha cercato di esporre nella sua opera. È interessante aggiungere alla nostra introduzione anche il pensiero di Ananda Coomarasvamy relativamente il filosofo italiano.

Coomarasvamy era un appassionato studioso dell’arte, della religione e della filosofia indiana. Evola ha trovato in lui un sostegno alla sua visione dell’importanza della tradizione e del simbolismo. Coomarasvamy ha sostenuto che la Tradizione è una fonte di saggezza e conoscenza superiore, e che l’arte e i simboli sono veicoli per trasmettere questa conoscenza.

Evola, influenzato da queste idee, ha sviluppato una visione della società e dell’individuo basata sulla Tradizione che si lega a determinate forze spirituali. Ha sostenuto che la modernità ha perso il contatto con tali forze e che la società moderna è decadente ed in rovina. Evola ha cercato di recuperare l’ideale tradizionale attraverso la sua ricerca sulla filosofia, la religione e le tradizioni antiche.

Mentre Coomarasvamy ha sottolineato l’importanza dell’arte e dei simboli, Evola ha esteso queste idee a una visione più ampia della società e dell’umanità. Ha sostenuto che l’ideale tradizionale può essere realizzato solo attraverso una trasformazione interiore e un risveglio spirituale. Questo processo richiede un rifiuto della modernità e una riscoperta delle radici tradizionali.

Evola ha sviluppato la sua visione filosofica anche sulla base delle idee di Coomarasvamy sull’importanza della tradizione e del simbolismo; ha cercato di applicare queste idee alla società e all’individuo, sostenendo che la modernità ha perso il contatto con la Sacralità e il Significato più profondo della vita. Evola è stato un filosofo controverso e polarizzante, noto per le sue idee radicate nella tradizione e nel pensiero tradizionale. Nonostante ciò, esistono alcuni filosofi che hanno riconosciuto e apprezzato alcune delle sue idee.  Martin Heidegger, uno dei filosofi più influenti del XX secolo, ha mostrato un certo interesse per il pensiero di Evola riguardo al concetto di “tradizione”. Anche se non si può dire che Heidegger abbia approvato completamente tutte le sue idee, ci sono stati punti di contatto riguardo alla critica del nichilismo e all’importanza della reale esistenza del Sein (l’essere) nella metafisica.

Carl Schmitt, un importante filosofo politico tedesco, ha trovato interessanti le idee di Evola sulla sovranità e sulla critica della modernità. Nonostante ciò, va notato che Schmitt non ha accettato integralmente il pensiero del filosofo italiano, ma lo ha utilizzato come fonte di ispirazione per alcune sue argomentazioni.

Giuseppe Parini, un filosofo italiano, scrittore e saggista, ha sostenuto e apprezzato il pensiero di Evola riguardo alla tradizione e alla critica della modernità. Ha scritto un libro intitolato “Julius Evola: l’uomo come valore assoluto” in cui esplora il pensiero del filosofo italiano.

Mircea Eliade, uno dei più importanti storici delle religioni del XX secolo, ha mostrato interesse per le idee evoliane riguardo al simbolismo e al sacro. In particolare, Eliade ha espresso apprezzamento per la sua critica alla modernità e per la sua visione della Tradizione come fonte di significato e valore. Tuttavia, va sottolineato che l’apprezzamento di questi filosofi per il pensiero di Evola non indica un’accettazione completa e totale delle sue idee. Ognuno di loro ha sviluppato il proprio pensiero indipendente e ha preso in considerazione solo alcune parti del pensiero di Evola. Per ciò che ci concerne, di fronte alla vastità dell’argomento, abbiamo cercato di produrre alcuni aspetti del suo vasto pensiero.

L’ETICA EVOLIANA

L’etica della visione evoliana si basa su un’interpretazione tradizionalista e conservatrice della vita e della società, che si riflette in gran parte dei suoi scritti e delle sue idee. In primo luogo, Evola considerava l’etica come una questione individuale e personale, piuttosto che come un insieme di regole e principi universali. Egli credeva che ogni individuo dovesse cercare la propria via e la propria realizzazione, seguendo i propri valori e ideali. Questo rende l’etica in Evola altamente soggettiva e basata sulle esperienze e le convinzioni personali di ogni individuo. Secondo Evola, l’etica deve essere basata su ideali elevati e trascendenti, che superino la sfera del materiale e del quotidiano. Egli credeva che ci fosse un divario tra l’ordine terreno e quello superiore, e che l’uomo dovesse cercare di realizzare il proprio potenziale spirituale per raggiungere l’etica più elevata. Questo è spesso associato alla sua idea di “attualizzarsi” e di superare le limitazioni della società moderna. Un altro aspetto chiave dell’etica in Evola è il suo attaccamento alla Tradizione Primordiale. Egli credeva che molte delle norme e dei valori tradizionali fossero stati persi nella modernità e che fossero necessarie per ripristinare l’ordine e l’armonia. Pertanto, l’etica di Evola è improntata a un rigido conservatorismo e sostiene una società gerarchica, in cui ogni individuo ha il suo posto e il suo ruolo.

Un’ulteriore componente importante dell’etica di Evola è il suo concetto di eroismo. Egli considerava l’eroismo come un elemento essenziale della vita e sosteneva che gli individui dovettero affrontare sfide e ostacoli per raggiungere la propria realizzazione personale. L’etica di Evola è quindi associata alla lotta e al sacrificio, in un modo che può sembrare estremo e radicalizzato agli occhi di molti.

L’etica in Julius Evola è basata su una combinazione di idealismo trascendente, tradizionalismo conservatore ed eroismo. La sua visione è altamente soggettiva e personalizzata, mettendo in primo piano il percorso individuale di ogni individuo verso la propria realizzazione. Le sue idee spesso controverse possono essere criticate per la loro rigidità e intolleranza, ma offrono comunque uno sguardo diverso sull’etica e sulla moralità. L’etica evoliana ha un approccio basato su principi e valori che sono stati tramandati attraverso generazioni e radicati nella cultura e nella Tradizione di un determinato contesto sociale o religioso. Questo tipo di etica pone l’accento sull’autorità dei precetti morali e sul rispetto delle norme socialmente accettate.

In un’analisi del suo concetto di etica, è importante considerare i principali caratteri che la distinguono dagli altri approcci etici. Innanzitutto essa si basa su un insieme di valori che sono considerati intrinsecamente buoni o giusti senza necessariamente un esame critico o razionale. Questi valori possono riguardare temi come la famiglia, la religione, la fedeltà, il dovere e la lealtà verso la comunità.

Un secondo aspetto importante è la sua radicazione nella cultura e nella Tradizione. Questo significa che le norme e i valori etici vengono trasmessi attraverso la socializzazione e l’educazione all’interno di una determinata comunità o gruppo culturale. Spesso, le tradizioni e i riti religiosi giocano un ruolo centrale nell’etica tradizionalista, fornendo un quadro di riferimento morale e spirituale. Poiché si basa su principi e valori stabili nel tempo, l’etica evoliana ha il pregio di opporsi ai “cambiamenti sociali inclusivi e progressisti”. In definitiva, l’etica secondo la visione evoliana svolge un ruolo importante all’interno di molte società, fornendo una guida morale e un senso di identità comune.

L’IDEALISMO MAGICO

Questo termine si riferisce alla sua visione del mondo che spazia tra il pensiero metafisico, l’esoterismo e l’azione politica. Per comprendere l’idealismo magico di Evola, è necessario esaminare i principali elementi che caratterizzano il suo pensiero. Innanzitutto, il pensatore tradizionalista considera la realtà come una gerarchia di principi spirituali. Egli crede che ci sia un principio supremo ed impersonale che permea ogni aspetto dell’esistenza e che questo principio si rifletta in una serie di sfere o piani, ognuno dei quali possiede la propria legge e struttura. Questa gerarchia è l’essenza dell’idealismo magico: la credenza che esistano dimensioni superiori alla realtà ordinaria e che sia possibile connettersi con esse attraverso la pratica spirituale.

Considerato un “pensatore dell’impero”, Evola sostiene che l’idealismo magico debba essere applicato anche nel campo politico, come una sorta di “azione sacra” rivolta a ripristinare l’ordine gerarchico nel mondo. Egli rifiuta l’idea di democrazia e pluralismo sociale, proponendo invece un modello di governo fortemente autoritario fondato su una élite spirituale e aristocratica che governa secondo principi eterni. L’idealismo magico di Evola si basa anche sull’esoterismo, inteso come un percorso di conoscenza che va al di là dei confini delle religioni tradizionali. Egli sostiene che solo i “puri di sangue” o gli individui con un “predicato spirituale” possono accedere a queste conoscenze esoteriche. La sua visione era fortemente influenzata dalla tradizione vedica e dalle discipline religiose e filosofiche dell’India, che lui considerava testimonianze della vera conoscenza esoterica. Evola individuava nella Tradizione Perenne il contenitore di questo sapere esoterico, una sorta di ricettacolo delle saggezze antiche tramandate attraverso le culture. L’idealismo magico, quindi, proponeva un ritorno alle antiche tradizioni, che secondo Evola avevano radici comuni e offrivano una connessione diretta con i piani superiori dell’esistenza. L’idealismo magico rappresenta una combinazione di metafisica, esoterismo e politica, con l’obiettivo di connettersi a dimensioni superiori e ripristinare una gerarchia spirituale nel mondo. Nonostante le critiche e gli interrogativi sollevati dalla sua visione elitaria, il suo pensiero lascia spazio a riflessioni e dibattiti sulla natura della realtà e sul ruolo della spiritualità nella società.

IL GRUPPO DI UR

Julius Evola ed il Gruppo di Ur sono due degli esponenti più importanti del tradizionalismo in Italia nel XX secolo. Questa corrente di pensiero si basa sull’idea di un’età dell’oro passata dalla quale la società moderna si è allontanata pertanto questa corrente tenta di recuperare i valori tradizionali per superare la crisi spirituale e culturale contemporanea. Egli è noto per il suo approccio elitario alla politica, sostenendo che solo una minoranza aristocratica, dotata di una coscienza superiore, poteva guidare la società pertanto la democrazia, favorendo i diritti di tutti, toglieva il diritto allo Spirito di governare. Egli, infatti, sosteneva che la democrazia portasse alla degenerazione e alla mediocrità, e promuoveva l’idea di una gerarchia naturale basata su principi spirituali.

Il “Gruppo di Ur” fu un movimento culturale e politico fondato da Julius Evola nel 1927. Questo gruppo di intellettuali condivideva le idee di Evola e cercava di influenzare la politica italiana dell’epoca. Il nome “Ur” era un riferimento alla città sumera che, secondo Evola, rappresentava la tradizione primordiale che doveva essere recuperata per superare la decadenza moderna. Tale Associazione sostenne molte delle idee chiave di Evola, come il recupero dei valori tradizionali, la critica dell’individualismo moderno e la promozione della gerarchia aristocratica. Il gruppo cercò di influenzare il governo italiano dell’epoca, ma non ottenne mai un grande successo politico. Nonostante le critiche che spesso vengono mosse ad Evola e al Gruppo di Ur, è importante sottolineare che il loro pensiero ha influenzato molti intellettuali e movimenti politici successivi. Ad esempio, le idee di Evola hanno avuto un impatto significativo su alcuni movimenti di destra, sia in Italia che in altri paesi.

Il Gruppo di Ur è pertanto un aspetto importante del tradizionalismo italiano nel XX secolo. Le loro idee critiche riguardo al mondo moderno, il loro elitismo e la loro promozione dei valori tradizionali hanno avuto un impatto significativo sulla cultura e sulla politica dell’epoca. Sebbene le loro posizioni siano state contestate, il loro pensiero ha lasciato un’impronta duratura nella storia intellettuale italiana.

Scrive Evola:

“…la reazione spiritualistica al materialismo del mondo moderno ha certamente il suo diritto: non lo ha più, però, quando accomuna nella negazione cose distinte, di­sconoscendo i significati fondamentali che stanno alla. base dell’esperienza occidentale, indipendentemente dalla loro attuale forma materialistica e degradata di manifestazione. Il mondo realistico moderno, come spirito, è intensamente occidentale. Esso sbocca, si, nel regno arimànico della macchina, della finanza, del numero, delle metropoli d’acciaio e di cemento privo di contatti con la trascendenza, ove ogni senso delle forze invisibili e viventi delle cose si spegne: ma attraverso tutto questo, l’anima occidentale ha mantenuto uno «stile» del quale si potrebbe riconoscere il valore se si prescinde dal piano e dalle forme e della realizzazione puramente materiale…Sono le correnti in cui dottrine orientali mal comprese, sono adattate ai peggiori pregiudizi occidentali; è il maìsano interesse per i problemi del subcosciente (psicanalisi), ma, soprattutto, per la medianità e la «parapsicologia»; è la via di un «ritorno» al Cristianesimo più sfaldato, dovuto ad una intima alienazione o capitolazione, sono i vari aspetti di un nuovo culto della «Vita» più o meno panteistico e promiscuo. Per quanto grande possa essere la diversità di queste forme, pure obbediscono tutte ad uno stesso significato, e rispecchiano un clima di evasione, di insofferenza, di stanchezza. È l’anima dell’Occidente che vacilla e si sfalda…” (Cit. Cap. “Vie dello spirito Occidentale” – Volume III – Introduzione alla magia – Ed. Mediterranee)

DUGIN ED EVOLA: DUE VISIONI

Julius Evola e Alexander Dugin come importanti pensatori politici e filosofi hanno sviluppato visioni del mondo e dell’ordine sociale che possono essere considerate simili in alcuni aspetti, ma divergenti in altri. La visione di Evola si basa sul concetto di Tradizione Primordiale, che sostiene che la tradizione spirituale e metafisica è la forza che dovrebbe guidare le società, e che il declino delle tradizioni e dei valori tradizionali sia la causa dei problemi del mondo moderno. Evola credeva nell’idea di una gerarchia sociale e spirituale, con una classe dirigente che incarnava valori superiori e una massa indifferente che doveva essere guidata. Evola vedeva la possibilità di una trasformazione superiore attraverso una sorta di élite illuminata. Dugin, d’altra parte, si basa sulla sua teoria del Eurasianesimo, che propone un nuovo ordine mondiale basato sulla cooperazione tra Russia, Europa e Asia. Dugin promuove un concetto di multipolarità, in cui nessuna superpotenza domina il mondo, e sostiene un ritorno ai valori tradizionali e alla spiritualità come contrappesi al materialismo occidentale. Dugin ha anche sviluppato una teoria geopolitica chiamata “Teoria Multipolare”, che vede la Russia come un nuovo polo cooperativo nel mondo. Nonostante alcune somiglianze, come l’importanza attribuita alla tradizione e alla spiritualità, ci sono alcune differenze significative tra le visioni di Evola e Dugin. Evola era un tradizionalista radicale e critico dell’ideologia democratica, mentre Dugin ha sostenuto in varie fasi della sua carriera la democrazia e i diritti umani come valori universali. Evola aveva una visione elitaria e aristocratica della società, mentre Dugin ha cercato di coinvolgere le masse popolari nella sua visione del nuovo ordine mondiale. Inoltre, Dugin ha abbracciato alcune idee che non erano presenti in Evola, come il contesto geopolitico e il ruolo specifico della Russia come potenza eurasiatica. Evola ha avuto una visione più universale dell’ordine sociale e spirituale, che non era legata ad un singolo paese o regione. Sebbene ci siano alcune similitudini tra le visioni di Evola e Dugin, ci sono anche divergenze significative. Entrambi i pensatori sono stati influenti nel loro tempo e hanno contribuito alle discussioni sulla politica e la filosofia, ma le loro visioni si differenziano in termini di contesto storico, approccio alla democrazia e al ruolo della Russia nella geopolitica mondiale.

L’IDEA ERMETICA E REGALE

Tra i suoi molteplici interessi, l’arte regale ed ermetica occupava un ruolo significativo nella sua visione del mondo. Per Evola, l’arte regale era l’espressione di una superiorità spirituale e aristocratica, un mezzo per raggiungere una forma superiore di consapevolezza e trascendenza. L’arte regale era caratterizzata da un contenuto simbolico profondo, spesso legato a miti, tradizioni e saggezza ancestrale. Secondo Evola, l’artista regale non cercava solo di rappresentare la bellezza estetica, ma di comunicare un messaggio più profondo e spirituale. L’arte ermetica, invece, era fortemente associata alle tradizioni esoteriche e al pensiero ermetico. Egli intravedeva l’alchimia come una forma di arte ermetica, basata sulla trasformazione interiore dell’individuo e sulla conseguente realizzazione del proprio Sé superiore. L’arte ermetica mirava ad esprimere i principi alchemici di trasmutazione e trascendenza, attraverso simboli e allegorie.

Evola credeva che l’arte regale ed ermetica fossero vie per raggiungere un valore spirituale superiore e un modo per contrastare il materialismo e la decadenza della modernità. Per lui, l’arte autentica doveva essere in grado di risvegliare l’interiorità dell’individuo e di connetterlo con le forze primordiali dell’universo. Tuttavia, va sottolineato che le teorie di Evola sulla Regalità e sull’ermetismo sono state oggetto di critica e controversie, ed anche, purtroppo, non comprese pienamente, visto la dimensione corrotta del democratismo. La sua visione elitaria dell’arte e la sua ricerca di una supposta purezza e superiorità sono state considerate problematiche da molti critici e studiosi.

La via Regale nell’alchimia è una delle vie principali che gli alchimisti cercano di seguire per raggiungere la trasmutazione e l’elevazione spirituale. Conosciuta anche come Via dell’Oro, rappresenta un cammino simbolico attraverso il quale l’alchimista cerca di trasformare la materia grezza in una sostanza purificata e perfetta. La via Regale ha le sue radici nell’antica Grecia e si basa sul concetto di “solve et coagula”, che significa “sciogli e ricongiungi”. Questo processo di separazione e unione è essenziale per l’alchimista, poiché rappresenta la distruzione degli elementi impuri per poi ricombinarsi in una forma superiore. L’oro viene spesso associato alla via Regale perché rappresenta la perfezione e l’immortalità. Gli alchimisti antichi credevano che l’oro potesse essere ottenuto attraverso la trasmutazione degli elementi, e quindi cercavano di trovare il modo di realizzare questa trasformazione.

La via Regale non riguarda solo la manipolazione di sostanze chimiche, ma rappresenta anche un percorso di crescita spirituale e di auto-trasformazione. Gli alchimisti credevano che attraverso questo processo potessero raggiungere l’illuminazione e l’unione con il divino. Simbolicamente, la via Regale rappresenta anche il percorso dell’individuo verso l’autorealizzazione e l’auto-trascendenza. Attraverso la separazione e l’unione degli elementi, l’alchimista si impegna nel processo di purificazione e integrazione delle proprie parti più oscure e più luminose. Nel corso dei secoli, molti alchimisti hanno tentato di seguire la via Regale, ma solo pochi hanno dichiarato di aver raggiunto la pietra filosofale e l’oro. Nonostante ciò, il percorso in sé stesso è considerato prezioso e significativo, poiché rappresenta la ricerca dell’illuminazione e della perfezione. La via Regale Alchemica è un cammino simbolico che gli alchimisti seguono per cercare la trasmutazione e l’elevazione spirituale. Attraverso il “solve et coagula” e la purificazione degli elementi impuri, l’alchimista si impegna nella propria crescita personale e nella connessione con il divino. Pur non garantendo il raggiungimento dell’oro, la via Regale rappresenta un percorso prezioso di trasformazione interiore.

L’ermetismo alchemico è un ulteriore cammino misterioso e affascinante, che si sviluppa attraverso un’intersezione tra l’alchimia e l’ermetismo. Entrambi i concetti affondano le loro radici in antiche tradizioni e saperi occultati, e si uniscono per formare una disciplina di studio ed esplorazione dei misteri dell’universo. L’ermetismo è un insieme di insegnamenti filosofici e spirituali che risalgono all’antico Egitto, attribuiti all’Ermes Trismegisto (Ermes Mercurio), una figura mitica che incarnava conoscenza e saggezza divine. Gli insegnamenti ermetici sostengono che esiste una conoscenza segreta che può portare all’illuminazione e all’armonia con il mondo. Questa conoscenza è spesso trasmessa attraverso simboli e allegorie, che richiedono una lettura profonda e una comprensione intuitiva.

L’alchimia, d’altra parte, è un’antica pratica che combina la chimica, la filosofia e la spiritualità. Gli alchimisti cercavano di scoprire un elisir dell’immortalità o di trasformare altri elementi in oro. Ma l’alchimia non era solo una ricerca fisica, era anche un processo di trasformazione interiore. Gli alchimisti credevano che attraverso il lavoro sugli elementi fisici, potevano raggiungere una trasmutazione interna, purificando e trasformando la propria anima.

L’ermes alchemico unisce questi due elementi, mettendo in relazione la trasformazione esterna con quella interna. Gli alchimisti ermetici lavorano per ottenere l’illuminazione attraverso l’elaborazione di sostanze e pratiche alchemiche, cercando di trovare la “pietra filosofale” che simboleggia la perfezione spirituale. L’analisi dell’ermetismo alchemico richiede una comprensione approfondita dei simboli e degli insegnamenti ermetici. I simboli alchemici, come il serpente, il sole, la luna e il mercurio, hanno un significato profondo e richiedono una lettura sottile per rivelare la loro vera essenza. La tradizione alchemica spesso utilizza anche l’approccio dell’allegoria, fornendo una storia o un racconto che nasconde un significato più profondo.

L’ermetismo alchemico è molto più di un semplice tentativo di trasmutare i metalli o di scoprire la pietra filosofale. È un percorso spirituale che coinvolge la trasformazione interiore e la ricerca della conoscenza e dell’illuminazione. Gli alchimisti ermetici considerano l’universo come un tutto interconnesso e cercano di comprendere le leggi che lo governano. Questo approccio richiede pazienza, dedizione e un profondo desiderio di conoscere. L’ermetismo evoliano è un’avventura intellettuale e spirituale che unisce l’alchimia e l’ermetismo. Attraverso l’esplorazione dei simboli, delle allegorie e delle pratiche alchemiche, gli alchimisti ermetici cercano di raggiungere l’illuminazione e la perfezione spirituale. L’ermetismo alchemico richiede un atteggiamento aperto e una profonda curiosità, in quanto ciò che viene cercato va oltre la superficie delle cose e richiede una comprensione profonda della natura dell’universo e dell’anima umana.

Scrive Evola:

“…Ma il punto di vista religioso non è il solo. Esso che, come si è accen­nato, si lega ad una variante umanizzata e degradata della tradizione «sacerdotale» (come opposta a quella «regale») non ha nessun diritto al1’esistenza superiore all’altro- eroico – che già si afferma nell’altra anti­chità d’Oriente e d’Occidente e del quale l’ermetismo riflette in larga misura lo spirito. Una esegesi ci dà infatti la «verga di Ermete» quale simbolo del congiungersi di un figlio (Zeus) con la Madre (Rhea, simbolo della forza universale) che egli ha inseguito ed avvinto dopo di aver «ucciso» il Padre ed averne assunto il regno: e il simbolo dell’«incesto filosofale», noi lo ritroveremo in tutta la letteratura ermetica. Ermete è, si, il messaggero degli dèi, ma altresì colui che pervenne a sottrarre a Zeus lo scettro, a Venere la cintura, a Vulcano, dio del «Fuoco della Terra», gli utensili della sua Arte allegorica: e nella tradizione egizia, quale viene riferita dagli autori più tardi, egli, rivestito di una triplice grandezza – Ermete Trismegisto – si confonde con la figura di uno dei Re e dei Maestri dell’età primordiale che avrebbero dato agli uonini i principi di una superiore civiltà. Il significato preciso di tutto ciò non può sfuggire a nessuno…” (Cit. “La Tradizione Ermetica” Pag. 35 Edizioni Mediterranee).

L’INDIVIDUO ASSOLUTO

Evola sosteneva che l’individuo assoluto fosse un individuo che si sarebbe elevato al di sopra delle limitazioni della società moderna e avrebbe raggiunto uno stato superiore di consapevolezza e realizzazione. Questo individuo assoluto sarebbe in grado di superare le convenzioni sociali e le costrizioni della vita quotidiana, raggiungendo una condizione di indipendenza spirituale e intellettuale. Secondo Evola, il divenire è un processo di trasformazione personale che porta l’individuo a raggiungere uno stato superiore di esistenza. Questo divenire è un percorso individuale e personale, che coinvolge una serie di esperienze e sperimentazioni che permettono all’individuo di superare le limitazioni imposte dalla società e di raggiungere uno stato di piena realizzazione. Nel suo pensiero, il divenire è uno sviluppo che coinvolge diverse dimensioni dell’esistenza umana, tra cui quella fisica, intellettuale e spirituale. Per Evola, è necessario superare la separazione tra queste diverse dimensioni e integrare tutte le sfere dell’esistenza per raggiungere una condizione di completezza e armonia.

Ciò che distingue il suo approccio dal pensiero moderno è la visione della modernità come una forma di decadenza e degenerazione. Per Evola, la società moderna è dominata dai valori materialistici, dall’individualismo egoista e dalla mancanza di una visione spirituale. L’individuo assoluto, secondo lui, deve rifiutare questi valori e adottare una visione più elevata e trascendentale della realtà. L’analisi di Evola è radicata nella sua prospettiva metafisica e nella sua concezione di una realtà trascendentale. Secondo Evola, l’individuo assoluto è in grado di percepire questa realtà trascendente e di vivere secondo principi superiori che vanno al di là delle convenzioni sociali e delle norme culturali comuni. In sintesi Evola propone un’alternativa radicale alla società moderna. L’individuo assoluto, secondo Evola, si eleva al di sopra delle limitazioni della società moderna attraverso un processo di divenire che coinvolge la trasformazione personale e l’integrazione delle diverse dimensioni dell’esistenza umana. Questo individuo assoluto vive secondo principi superiori e trascendentali, rifiutando i valori materialistici e l’individualismo egoista della società moderna. Dal nostro punto di vista non concordiamo con la definizione di “Individuo assoluto” perché l’individuo è parte della massa pertanto è un non-essere. La differenza tra individuo e persona è un tema complesso che coinvolge l’ambito dell’identità e della visione mistica. Mentre entrambi i concetti si riferiscono a un singolo essere umano, hanno significati diversi e riflettono prospettive diverse. Innanzitutto, il termine “individuo” si riferisce generalmente a un atomo considerato come un’unità separata e distintiva. L’individuo viene visto come un’entità autonoma, con una propria personalità, desideri e bisogni. L’individuo può essere interpretato come un’entità sociale e biologica indipendente, libera di prendere decisioni e di agire in modo autonomo. D’altra parte, il termine “persona” ha una connotazione più ampia e complessa. La persona comprende sia gli aspetti individuali che quelli sociali e culturali dell’essere umano. In ambito sociologico, il concetto di persona è legato all’idea di identità e di legame ad una Tradizione. La persona è ininfluenzabile dalle norme, dai modelli culturali e dalle aspettative sociali.

Per quanto concerne pertanto la nostra visione del mondo, Evola avrebbe dovuto maggiormente descrivere la teoria di una “persona assoluta” come universo mistico super umano. In un secondo momento però egli giunge alla definizione dell’essere con una citazione molto interessante: “…si può dire in più o che si può aggiungere, fa di Lui una mera sostanza. Per così dire, Egli effettivamente non è che per essere il Signore dell’essere. Egli è appunto l’unica natura che non è presa da sè, che è sciolta da sé epperò assolutamente libera…” (Cit. Pag. 86 “Teoria dell’individuo assoluto” Ed. Mediterranee 1980)

CONCLUSIONE CON UNA RIFLESSIONE DEL FILOSOFO

“Da un certo tempo buona parte dell’umanità occidentale considera come cosa naturale che l’esistenza sia priva di ogni vero significato e non debba essere ordinata a nessun principio superiore, per cui si è acconciata a viverla nel modo più sopportabile, meno spiacevole possibile. Ciò ha tuttavia come controparte e conseguenza inevitabili una vita interiore sempre più ridotta, informe, labile e sfuggente, una crescente dissoluzione di ogni dirittura e di ogni qualità di carattere.” Testo “Cavalcare la tigre” – Edizioni Mediterranee, 1961

 

Bibliografia

 

  1. “Julius Evola”. Il guerriero e il filosofo” di Fabio Giudice
  2. “Julius Evola”. Lo spirito della tradizione” di Gianfranco De Turris
  3. “Julius Evola”e la via di Roma” di Renato Del Ponte
  4. “Julius Evola. La Tradizione del Novecento” di Guido Stucco
  5. “Evola interprete del sacro” di Salvatore Marzano
  6. “Julius Evola. Metafisica del fascismo” di Roberto Fiori
  7. “Julius Evola e la rivoluzione conservatrice” di Gianfranco De Turris
  8. “Julius Evola. Il pensatore europeo” di Giulio Sorrentino
  9. “Julius Evola. Saggi sull’idealismo magico” di Renato Del Ponte
  10. “Julius Evola. Un racconto filosofico” di Filippo Borelli
  11. Vianello, Marco. ”Julius Evola: A Philosopher at War”. Duncker & Humblot, 2012.
  12. Godwin, Joscelyn. ”The Golden Thread: The Ageless Wisdom of the Western Mystery Traditions”. Quest Books, 2007.
  13. Coomaraswamy, Ananda K. ”Traditional Art and Symbolism”. World Wisdom, 2005.
  14. Fitzgerald, Michael O’Meara. ”New Culture, New Right: Anti-Liberalism in Postmodern Europe”. Arktos Media Ltd, 2006.
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Pubblicato da luxprimaforma

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