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TRA PREDESTINAZIONE E DESTINO

 

“Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli…” Romani 8,29

“La Realtà TriUnitaria viene oscurata dagli istinti e dagli impulsi che impediscono la realizzazione libera del fine ultimo coincidente con la Verità. I figli della schiava si travestono sempre da figli della libera, mentre in realtà costoro servono solo dei volti magici, poiché il loro mondo, che è un labirinto, appartiene alla psichicità della cui tribù fanno parte”. (L’Autore)

TRA LIBERO ARBITRIO E DESTINO

Coloro che si vantano e sostengono il libero arbitrio molto spesso negano l’azione o la presenza di Dio. Nella realtà più mistica, al contrario, Egli rappresenta la massima libertà concessa all’uomo perché prima di tutto Egli ama i liberi, coloro che lo cercano sinceramente, pertanto la premessa parte da una considerazione errata vale a dire da un pre-giudizio negatore dei Diritti di Dio. Il destino rientra sempre nella scelta di Dio e nella volontà del libero arbitrio. L’opportunità di prediligere liberamente la Via Agapica rientra appunto nella scelta, Dio ama coloro che non si fanno condizionare e che aderiscono con la propria volontà al Suo Piano di Salvezza. La predestinazione è una scelta fatta da Dio sin dall’inizio in alcuni spiriti che avrebbero avuto vari volti. Questi spiriti sono coloro che, in un momento preciso della loro vita, conoscono la Verità e sentono nel cuore che debbono servirla e diffonderla come se fosse parte della loro stessa essenza vitale.

«lo non voglio essere filosofo nel contradire S. Paolo, né essere un Aristotele per separarmi dal Cristo, perché non vi ha altro nome sotto il cielo nel quale io possa salvarmi. La pietra sulla quale io ho fondato la mia coscienza è quella sulla quale il Cristo ha edificato la sua Chiesa». Scriveva Abelardo nelle “Lettere ad Eloisa”.

La buona volontà «non può esser data a chi non la vuole; né non può esser tolta se non a chi vuole» citava nel De Conscientia II San Bernardo da Chiaravalle.

Come si articola allora il Mistero dei Predestinati? Costoro sono stati scelti già da Cristo sotto la Croce come volti nel tempo ma come spirito al di là del tempo. Essi si manifestano nei tempi bui come fari della Luce della Verità, come Testimoni viventi dell’Io Sono, come Decime figli della Decima che è Giovanni il Teologo. Il Mistero dei Predestinati è profondamente legato a quello dello Decima perché la loro missione spirituale nella storia è quella di testimoniare la realtà di una giovinezza, di una rinascita eterna contro l’era decrepita di coloro che sono invecchiati col mondo senza andarne al di là. Infatti Cristo, proprio attraverso la Decima ed i suoi figli spirituali, dona sempre un’opportunità di ritrovare la Gioventù Vera che è quella Mistica, ciò che Cristo spiegava a Nicodemo. Scriveva George Bernanos: “L’infanzia è questo cuore. Se non fosse stato per questo dolce scandalo dell’infanzia, in uno o due secoli l’avidità e la furberia avrebbero inaridito la terra. Il povero pianeta, malgrado i chimici e gli ingegneri, sarebbe un osso sbianchito lanciato nello spazio. Ma lo spirito di vecchiaia che pazientemente conquista il mondo, ogni volta, al momento opportuno, se lo fa sfuggire, poi ricomincia e lo perde di nuovo, instancabile, inesorabile”. (Cit. Pag. 18 “I predestinati” – Ed. Gribaudi 1995)

IL FATO

Secondo Crisippo il fato si definisce in ciò «che i Greci chiamano col nome di “heimarmene (Εἱμαρμένη)”: “il fato è una certa serie eterna ed inalterabile di realtà, una catena che si scioglie e si intreccia da sé stessa, attraverso delle serie eterne di conseguenze, dalle quali è costituita e connessa”. (VII 2, 1-3 = SVF 1000 = L&S 55K).  Cicerone nel De Fatum lo descrive come «l’ordine e la serie delle cause, tale per cui una causa, connessa a un’altra causa precedente, da sé medesima a sua volta genera un effetto». Per questa strada si intravede sullo sfondo il ruolo di ἀνάγκη, la necessità che tutto connette insieme; ma non si può non percepire anche ciò che, nella prospettiva mitica e religiosa di Omero e di Esiodo, è chiamato μοῖρα oppure αἶσα: cioè la sorte distribuita ai mortali che, decretata a ogni individuo e a ogni essere vivente, incatena a una condizione e a un ruolo cui non si può sfuggire. Fato e destino sembrano dunque sinonimi. Eppure in fatum occorrerebbe cogliere anche quell’altra sfumatura assente nel significato moderno del vocabolo “destino”: il volto non conosciuto del destino che il mortale interpreta come “casualità” e “caso” (τύχη), ciò che addirittura sembra governare il momento in cui le Moire fissano quanto poi si avvererà. Il fatum cioè rinvierebbe a ciò che è sì determinato in modo logico e consequenziale, ma anche che conserva l’elemento “imprevedibile” su cui è fondata (e da cui procede) la medesima necessitante determinazione logico-causale chiamata “destino. Nel De Fatum Cicerone si richiama essenzialmente alla tradizionale interpretazione “stoica” che è quella che tende a farne l’equivalente di “destino”: perciò pone a tema il destino fatale e il modo in cui esso s’intreccia con l’occasionalità del divenire, con quella che l’uomo considera la sua autonomia di giudizio e di azione; quindi si chiede se il principio di causalità. (Cit. Fonte: Cicerone – De Fatum – ediz. Carocci 2014).

Gregorio di Nissa invece scrive in “Contro il Fato” – VIII 6: “…se riteniamo una lunga vita segno di forza, certo una vita breve lo è di debolezza; se ne deve trarre la conclusione che un fato è debole e un altro è forte. Se vivere poco è il contrario del vivere molto, l’uno e l’altro certamente devono il loro essere a opposti princìpi, a meno che non si vogliano ricondurre felicità e infelicità alla stessa causa; ma se l’un caso rappresenta una riuscita realizzata grazie al potere, l’altro è una mancata realizzazione dovuta a carenza di potere.  VIII 7. L’infelicità non la si può definire che come incapacità di essere felici; nella vita, d’altra parte, sono più numerosi gli infelici; dunque la debolezza del fato risulta maggiore della sua forza. Dov’è allora quella necessità invincibile e onnipotente e inviolabile al punto di attribuirle il potere su ogni aspetto dell’esistenza? Un ragionamento rigoroso ne ha dimostrato la debolezza nella maggioranza dei casi…IX 3. Oppure vuoi sostenere che al fato di tutto ciò nulla importa, ch’esso non guarda alla virtù e non si cura di ciò che è buono? Dunque, se tali cose non gli premono, si occuperà di certo del contrario; il distacco dal bene è chiaro segno di vicinanza al male.  IX 4. Forse vuoi dire ch’esso non si preoccupa né di questo né di quello? Allora lo descrivi come inanimato, privo di volontà morale, insensibile al bene e al male, se non possiede né spirito né libera facoltà di volere né possiamo scorgerne una sostanza propria. Ed è a questo che voi attribuite un potere così grande, al punto di fargli governare le creature dotate di libertà morale, e al punto che ciò che non ha sostanza domina per voi ciò che l’ha, ciò che non è partecipe di vita domina quel che lo è, ciò che è inanimato le creature animate, ciò che è privo di volontà gli esseri dotati di volontà, ciò che non ammette virtù coloro che ricercano la virtù, ciò che non è, insomma, domina gli esseri che sono?”.

CONSIDERAZIONI

Esiste qualcosa in noi, che ci induce a essere in un certo tal modo, che ci induce a intraprendere una certa direzione della nostra esistenza terrena, anche se alla maggioranza dell’umanità, tale scelta sembra alquanto bizzarra se non propriamente irragionevole, ma si tratta di una forza alla quale ci pare che non rispondere sia un grave atto contro noi stessi, contro la nostra libertà. Questo qualcosa è la Voce che è il Sole che brilla nella nostra coscienza che è il Vero ed Unico Tempio dove regna l’Io Sono. Il fato, il fatalismo sono aspetti di rassegnazione della vita ad una inevitabile conclusione logica dove non esiste un afflato spirituale, una visione mistica che può riorientare il tutto verso una definizione diversa. Il problema della scelta e del fatalismo sta nel fatto che la prima può o meno orientarsi alla riscoperta di una via mistica pertanto si rientra nel fatalismo perché non si è in armonia con la nostra predestinazione che non riusciamo a riconoscere. Il fatalismo scarica tutto sul destino gli eventi come evitabili disconoscendo la forza dello Spirito che può, al di là di una percezione illusoria del mondo, provvedere ad un cambiamento totale. Il fatalismo diventa così un falso conforto irrazionale.

LA VITA NOSTRA È UNA CONQUISTA

Conquistare una vita nostra, una vita al di là del bene e del male del mondo per pervenire all’Agapicità è costruire il vero e proprio destino che, se lasciato al fatalismo diventa distruttivo, mentre se si opera per raggiungere la Sapienza, se si cerca di operare per conquistare la Saggezza si mette in moto la nostra volontà che si conforma alla nostra Predestinazione che era sin dall’inizio già nel Pensiero di Dio. In sostanza nella vita si deve necessariamente ricercare la nostra essenza affinché in questa ricerca noi troviamo il nostro Sé Superiore che opera per il cambiamento del destino o del fato che sono un abbandono senza reazione agli eventi della vita che ci porterebbero a non lottare. Tale cognizione ci fa capire che lo scopo della nostra esistenza è quello di svolgere l’opera di testimonianza nel mondo della Vita del Risorto; altre testimonianze sono dottrine mondane o astratte. Questa attività agisce nascostamente celandosi agli occhi del mondo esteriore perché è una esperienza in solitaria. Tutte le formulazioni politiche, filosofiche, dottrinali e pseudo-spirituali che operino per creare forme di associazionismo sono in antitesi con la Via Mistica che vuole donare ad ogni persona la Regalità rendendola pertanto ontologicamente libera ed ininfluenzabile dalle interpretazioni filosofiche e anti-spirituali. Il significato del significato sta nel perfezionamento verso la saggezza, il superamento di questa per ricongiungerci con la Sapienza Primordiale; questo è pertanto lo scopo finale del cammino umano. La sfera della libertà si intravede quando si inizia a comprendere che essa non è il frutto di un pensiero astratto, generalmente di natura materialista, ma è l’Origine e il Fondamento dell’essere che è la Visione Mistica. Le forme che negano la Predestinazione di alcuni esseri da parte di Dio negano altresì la loro stessa esistenza come esseri spirituali.

“La tragedia della libertà del mondo cristiano è la tragedia della libertà e non del destino.” (Cit. N. Berdjaev – Verità e Rivelazione pg. 92 Ed. Rosemberg & Sellier 1996)

La Grazia di Dio è la dissipazione delle tenebre che sono forme che creano delle libertà psichiche ed anti-spirituali. La società post-moderna è destinata a collassare nelle sue fumose “libertà” che, nella realtà, contengono il loro destino tragico. Il significato del significato sta nella Comprensione Mistica del significato.

LE PRIGIONIE DEL PENSIERO

In generale il pensiero umano tende sempre verso la via larga che è la meno impegnativa perché essa, pur essendo antinomica alla vera libertà di creare il proprio destino predestinato, rovescia la volontà per una visione deterministica ed articolata di uno pseudo-pensiero spacciato per libertà. In generale tutte le forme anti-ontologiche e razionalistiche sono ovviamente ostili alla Libertà Vera che è rintracciabile nella Verità dell’Io Sono. Il linguaggio stesso è espressione della post-modernità ma nel senso più deforme quasi una magia ipnotica che imprigiona le volontà. La magnificenza del Creato è relativa all’Atto Creativo che è Libertà purissima e pertanto non oggettivata dalle sedicenti forme umane. Lo stesso Hegel, da noi non particolarmente amato, si accorge che lo Spirito si manifesta nella storia che deifica, pur tuttavia egli rimane astratto, monista ed indifferente alla capacità della Mistica di penetrare e rivelare il Mistero. Bisogna elevarsi al di sopra dei pensieri e delle false certezze del mondo, che sono assurdità per ritrovare la propria vera dignità che è santificazione di ogni aspetto della Vita. Nella misura in cui questa si allontana e si distacca dalla Rivelazione del Terzo Eone, si corrompe, perdendo il suo significato ma ergendosi non solo contro la Volontà di Dio, ma anche contro l’uomo che vuole asservire alla demonia che ha sposato.

CONCLUSIONE

La Volontà umana spezza il destino quando si muove verso una direzione dettata dalla libera determinazione di pervenire ad una maggiore conoscenza del Vero. In tal caso la via Destino viene trasformata dal Punto-Luce che si frappone all’inevitabilità di una vita già determinata. Credere al Fato o al Destino senza azione è permanere in uno stato di sonno, nei lacci di Crisippo che non ammette che al di là della propria condizione di vita la persona possa scoprire la propria origine che consiste nel decongestionare la propria indole verso una visione eroica amante della Verità. Gli eroi sono persone normali che hanno deciso non di sottomettersi al fato delle proprie debolezze umane, ma scalare la montagna per elevarsi verso la vetta della pura meditazione della realtà dell’Io Sono. Starsene in “pace” di fronte al male che si vede e si sa riconoscere è l’indole difettosa che diventa la propria auto-idolatria. L’uomo è vanità sino a quando non scopre la Verità e su quella costruisce il suo destino. È necessario morire nella vanità per diventare Verità dell’Io Sono al fine di cambiare con la nostra volontà un fatto inconcepibile alla umana realtà che si è appiattita sulla tangibilità deterministica che è invece un disincanto, una smemoratezza al Linguaggio Primigenio Circolare dell’Alfa e Omega.

 

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Pubblicato da luxprimaforma

Ricercatore dell'assoluto